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Cinema Aquila: concluso il percorso partecipativo “Co’ Roma”, ora si attende il documento di sintesi

15073489_1339686069399543_8559695640089987882_nPresto verrà presentato il sunto di un mese di incontri e discussioni tra cittadini e Assessorato sul futuro della storica sala del Pigneto

Si chiude un capitolo importante per il futuro del Nuovo Cinema Aquila, l’ennesimo di una tra le più travagliate storie della periferia romana. Lo scorso 7 dicembre, infatti, si è conclusa la prima fase del percorso partecipativo avviato dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, curato dall’Assessore Luca Bergamo e aperto a chiunque avesse desiderio di presentare un progetto, un programma o anche solo un’idea per contribuire alla costruzione del futuro bando di assegnazione del presidio culturale del Pigneto. “Una serie di incontri di natura diversa a­ffinché ogni singolo cittadino, operatore e gruppo di persone possa esprimere al meglio le proprie aspettative e necessità, discutendole con gli altri e con l’Amministrazione capitolina”. Con queste parole era stato presentato il progetto di collaborazione tra istituzione e cittadinanza “Co’ Roma – Pigneto”, articolato su diversi incontri tematici incentrati sul passato e, soprattutto, sul futuro della sala cinematografica di Via L’Aquila. Tra confronti, discussioni e proposte, nello spazio di un mese (dal 12 novembre al 15 dicembre) sono stati raccolti importanti dati sul prossimo percorso di rimessa in funzione, annunciato fin dagli albori della nuova amministrazione. Ora non resta che attendere gli esiti (e scoprire quali saranno le offerte culturali) del progetto, sperando che l’annunciato documento riportante il sunto dei vari incontri, possa davvero rappresentare uno strumento propedeutico a una riapertura completa, da un punto di vista culturale, certo, ma anche nell’ottica di un miglioramento non solo della programmazione cinematografica, ma dello stesso quadrante romano che la ospita.

Non è probabilmente necessario ritornare sulla ormai arcinota vicenda del Cinema Aquila, dalla sua sottrazione al giogo della criminalità organizzata alla riapertura di qualche anno fa, fino ad arrivare alla chiusura di poco più di un anno fa, vertice di un’epopea dai risvolti tutt’altro che piacevoli. Effettivamente, dallo sbarramento delle porte fino ad ora, veri e propri segnali orientati a una riproposizione in piena attività della storica sala non ci sono stati. Molte promesse, è vero, specie da parte della nuova giunta, che ha fatto dell’Aquila uno dei punti di forza della propria campagna elettorale. E, a dirla tutta, qualcosa si è anche mosso, con qualche sporadica iniziativa dentro e fuori dai cancelli. Ecco, sporadica appunto, e quasi sempre mossa dai cittadini, i quali a più riprese hanno protestato per l’immobilità delle nuove e vecchie amministrazioni in merito al futuro del cinema.

“Vogliamo aprire possibilità – recita ancora il documento di presentazione del progetto partecipato –, vogliamo parlare del quartiere e del suo rapporto con il resto della città (e oltre). Per questo c’è bisogno di discutere anche con chi non ha una risposta pronta, ma solo domande”. In questo senso, la riapertura del Cinema andrebbe a coincidere con una non indifferente miglioria del quartiere circostante, certamente uno dei più complessi della Capitale, tra problematiche sociali e urbanistiche. Ma anche qui, torna a inserirsi il discorso, più volte affrontato, della reale possibilità di un’unica sala di fornire un deterrente al sottobosco criminale che per troppo tempo ha prosperato sotto le sue insegne prive di illuminazione.

Riaprire il Cinema o rassettare l’intero quartiere in funzione del Cinema? Il dubbio atavico ha coinvolto a più riprese i vertici dell’istituzione, di fatto frenando (assieme ad altri problemi di natura logistica) la promessa immediata riapertura. In questo senso, il documento redatto durante il percorso “Co’ Roma” potrebbe davvero costituire una svolta, proprio perché frutto di una combinazione tra istanze territoriali ed esigenze istituzionali: per una volta, quindi, il punto d’incontro dovrebbe fornire la giusta sintesi tra problematiche e soluzioni. A patto, ovviamente, che la restituzione al pubblico di un presidio culturale così importante costituisca il punto di partenza per un restyling davvero completo anche del contesto urbano nel quale sorge poiché, a ben vedere, la corretta alchimia sembra essere proprio questa. L’attesa naturalmente, è sempre quella del bando: solo allora si potrà davvero parlare di un passo effettivamente compiuto.

Damiano Mattana

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