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Chiuse 5 moschee abusive nel quadrante Est di Roma, parte la protesta

La folla dei Musulmani in preghieraTre locali a Centocelle, uno a Ponte di Nona e uno a Tor Vergata. Queste le prime cinque chiusure di locali adibiti a moschea del quadrante Est di Roma, che hanno portato i fedeli di religione islamica a organizzare un pomeriggio di preghiera in piazza dei Mirti e a Largo Preneste.

 “Non esiste, in Italia, una norma per l’edificazione di luoghi di culto – spiega Francesco Tieri, coordinatore del CAIL (Coordinamento Associazioni Islamiche del Lazio) – Si deve concordare con la politica”. Ciò a cui si riferisce il Coordinatore del CAIL riguarda l’uso di destinazione indicato in ogni progetto e depositato presso il catasto e gli uffici preposti all’urbanistica. Mancando la destinazione ad uso religioso di un immobile, quindi, si può dire che tutte le moschee siano abusive?

Facciamo degli esempi: il 13 settembre, in via delle Celidonie, a Centocelle, il reparto di Polizia Edilizia del gruppo Casilino ha riscontrato abusi edilizi. Di che genere? Locali di circa 350 mq modificati senza autorizzazione adibiti a luogo di culto e preghiera. Tra il 10 e l’11 agosto a Ponte di Nona, in via Padre Elia Carosi, il gruppo Spe, guidato da Antonio Di Maggio, aveva trovato altre irregolarità: mancanza di estintori e di porte antipanico, nessun certificato di prevenzione incendi e ristrutturazioni effettuate senza autorizzazioni, tra le quali un ampliamento dei locali con relativo abbattimento di tramezzi. Il 26 settembre a Tor Vergata, in via Nicolò Romeo, un garage di 300 mq adibito a luogo di culto è stato oggetto di analoghe contestazioni: un unico ingresso, nessuna finestra, nessuna uscita di sicurezza, tramezzature senza autorizzazioni.

Secondo Francesco Tieri la fede islamica è “sotto attacco mediatico”, e i luoghi di culto chiusi ne sono il risultato. Infatti, non esistendo una normativa chiara in ambito di edifici con destinazione d’uso religioso, come può incontrarsi un fedele per pregare? Ecco allora il fenomeno del “mimetismo religioso”: tanti circoli ricreativi sulla carta che di fatto si prestano a luogo di preghiera.

Sempre Tieri ci dice i numeri: “Secondo le ultime stime del 2013 i fedeli islamici a Roma sono oltre 135mila, per cui serve l’edificazione di ulteriori moschee. Mentre in Italia sono oltre 2 milioni. Il diritto sancito formalmente dalla Costituzione per la libertà di culto è violato nei fatti”. Ne fa poi un discorso politico, in quanto “il Centrodestra non ci vuole, il Centrosinistra sì ma non fa nulla. Intanto ci sono oltre 1000 luoghi di culto, ma soltanto tra i 20 e i 30 completamente in regola”.

In assenza dunque di una regolamentazione in materia urbanistica per quel che concerne l’ubicazione dei luoghi di culto, qual è la soluzione adottata maggiormente dai fedeli? “Fitti il posto che costa meno, spesso un garage, e preghi”, ci spiega con rammarico Tieri. “Il tutto poi consente il proliferare della credenza che ‘questa sia la loro cultura’, come se pregare in uno scantinato sia per noi decoroso”, aggiunge.

Certamente siamo di fronte a un’emergenza, che nulla però ha a che vedere con discriminazioni religiose o messe alla gogna mediatica. Anzi, al contrario. Quando si parla di prevenzione incendi, di tramezzi abbattuti, di assenza di finestre non possiamo dire che siamo di fronte alla violazione dei diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione. È inammissibile. Se veramente l’Italia volesse violare questi diritti avrebbe permesso ai musulmani di pregare durante le manifestazioni a piazza dei Mirti e a Largo Preneste? Permetterebbe in futuro eventi analoghi?

I Vigili, il corpo della Polizia di Stato e la Pubblica Amministrazione stanno semplicemente trattando queste situazioni secondo la norma di legge.

Al di là delle critiche che ci si possa vicendevolmente muovere, il punto è questo: se un garage accoglie un congruo numero di persone in assenza di finestre, uscite antipanico, prevenzione incendi, è giusto che sia chiuso. Sia esso un luogo di culto islamico o evangelico.

Il 6 ottobre, presso il Municipio V, si è svolto un incontro tra la Comunità Islamica locale e l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Roma Laura Baldassarre. L’oggetto è stato, oltre la chiusura dei vari centri di preghiera, la ricerca di soluzioni ufficiali per la pratica del culto islamico.

L’Assessore ha quindi espresso la volontà di trovare “soluzioni di sistema”, con l’ambizione di fare per Roma un “modello positivo” da seguire. Il CAIL si dichiara soddisfatto di questo incontro, e spera così di poter vedere realizzarsi un modello virtuoso. In pieno accordo con l’articolo 8 della Costituzione Italiana che recita: “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano”. Flavio Quintilli

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