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Chiesa Tor Vergata, la lenta ripresa dopo le fiamme

Don Carmine coi volontari della chiesaDopo l’incendio del 21 novembre, che ha devastato la parrocchia, ora la messa viene celebrata in un prefabbricato. E la sistemazione provvisoria rischia di diventare definitiva…

In via di Tor Vergata  309 la comunità ha ancora la sua chiesa, Santa Maria Regina della Pace. A fine novembre un corto circuito del quadro elettrico aveva distrutto tutto, ma è stata trovata una sistemazione provvisoria in un locale prefabbricato. Ora,  le autorità canoniche, che dovrebbero autorizzare la costruzione di una nuova chiesa,  non danno l’autorizzazione a procedere, nascondendosi dietro motivi assurdi. E così la comunità potrebbe attendere anni per una parrocchia. Dopo l’incendio, il 9 dicembre, Alemanno, in visita al locale incendiato, aveva promesso un finanziamento di 30.000 euro. Finanziamento che in effetti è arrivato, ma è stato sufficiente solo a ristrutturare la stanza dove il prete del quartiere, Don Carmine, faceva attività pastorale. Sono state messe porte scorrevoli e lo spazio è stato ampliato a circa 200 metri quadrati per la messa. Don Carmine è stanco: ”Qui nel quartiere di Tor Vergata siamo un riferimento per tante persone.

Offriamo servizi a 150 famiglie con il progetto Caritas. Ora però la gente non vede nulla di concreto per la nuova chiesa, e la frustrazione cresce”.  Il piano non c’è più perché la CEI (Conferenza Episcopale Italiana, quella che riceve l’8×1000) ritiene il vecchio progetto troppo obsoleto, non al passo con i disegni dell’architettura moderna. Alessandro Egizi del CdQ Tor Vergata ha scritto una lettera a Raffaello Martinelli, vescovo della diocesi di Frascati e responsabile per la CEI, per chiedere spiegazione: “A giugno del 2010 l’amministrazione ha concesso l’area su cui si potrebbe fare la nuova chiesa. La comunità parrocchiale ha effettuato scavi geognostici dimostrando che il terreno concesso dal Comune è perfetto per edificare. Ma finchè l’assemblea ecclesiastica non ci dice niente abbiamo le mani legate”. E le motivazioni date di arretratezza del progetto fanno un po’ ridere, se si pensa che a darle sia stato un ordinamento episcopale. E fanno piangere se si pensa che per una volta l’amministrazione non aveva traccheggiato per mesi.

 

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