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Centro servizi prenestino, una vecchia pianificazione per nuove necessità

centroServiPrenestinoL’Assessore Assogna auspica percorsi condivisi con comitati ed associazioni.

La città cambia, l’esplosione demografica sembra inarrestabile, nuove costruzioni prendono il posto di spazi incolti e l’urbanizzazione avanza senza, sembra, uno specifico piano o seguendo programmazioni le cui origini, a volte, si perdono indietro negli anni.

Parallelamente a questo sviluppo tumultuoso si affacciano nel panorama sociale associazioni e comitati intenzionati a contrastare o, quanto meno, ad intervenire nei processi decisionali con l’intento di spingere ad uno sviluppo del tessuto urbano consono al miglioramento o al mantenimento di una buona qualità della vita.

Il Centro Servizi Prenestino potrebbe rientrare in questa casistica: un’immensa area verde, con zone interessate da ritrovamenti archeologici, destinata ad uno sfruttamento edilizio intensivo. Un progetto datato 2003 poi ratificato dalla Regione sette anni più tardi.

Agli onori della cronaca è balzato per via del recente avvio dei lavori per la costruzione del centro Esselunga. Un primo step che presto porterà alla realizzazione, come ci spiega l’assessore all’urbanistica del V Municipio Giovanni Assogna, “di quattro strutture destinate a uffici privati, una piastra commerciale per complessivi 40.000 mq di superficie. Nell’area sarà realizzato anche uno spazio per un teatro municipale, parcheggi, spazi a verde per oltre 20.000 mq”.

Un’opera pubblica di grande spessore la cui pianificazione risale a circa quindici anni or sono. Nel frattempo la città è cambiata a ritmi incessanti, sono mutate le aspettative sulla qualità della vita rendendo vana la lungimiranza degli amministratori di allora: “Sulle scelte fatte nel 2003 dovrebbe chiedere agli amministratori locali di allora – spiega Assogna – Nel frattempo le necessità della città sono cambiate eccome: nel nostro territorio abbiamo bisogno di formazione specializzata, di attività produttive, di lavoro”.

Alla domanda se oggi fosse pensabile una discussione pubblica per capire se sia il caso o meno di modificare il programma originario per andare incontro ad eventuali nuove esigenze, Assogna è possibilista: “Nell’antica Roma si diceva alea iacta est, il dado è tratto. Nella Roma di oggi possiamo verificare se le parti, cioè l’amministrazione comunale e il costruttore, siano interessate a concordare delle modifiche alla convenzione esistente. Percorso arduo, ma possiamo provare. Nel frattempo stiamo ascoltando le proposte di alcuni gruppi di cittadini che ci hanno contattato”.
La ricerca di una strada condivisa, quindi, non sarebbe solo l’obiettivo e la speranza dei tanti movimenti e associazioni di cittadini che, nella storia recente della Città, stanno cercando di intervenire nei processi decisionali, ma si configurerebbe come il fine ultimo dell’amministrazione: “Io sono un convinto assertore di un nuovo modello: una volta c’era solo il pubblico; poi si è strutturato un sistema sul binomio pubblico-privato; ora dobbiamo passare al trinomio pubblico-privato-comunità. Quando i Municipi e le associazioni di cittadini collaborano, ciascuno nel proprio ruolo, la qualità delle scelte aumenta e i risultati migliorano. Per esempio l’esperienza di collaborazione tra il Coordinamento delle associazioni per il centro carni e il Municipio ha portato a un radicale cambiamento di strategia da parte dell’amministrazione comunale sull’area del mattatoio sulla Togliatti. Non più nuove case, cioè altro cemento, ma conferma e rafforzamento delle attività produttive esistenti che danno possibilità di occupazione”.

Alla domanda se l’intervento fosse necessario e se veramente non esistessero altre alternative al cemento l’Assessore è chiaro: “Mi ripeto, ma la domanda la deve porre agli amministratori di allora. Noi, appena insediati, abbiamo votato una moratoria urbanistica che è stato spunto per fermare alcune operazioni di forte impatto: dal piano particolareggiato prenestino casilino, alle torri alla SNIA. Altre operazioni avviate, invece, non siamo riuscite a fermarle. Ora però dobbiamo provare a recuperare una capacità di visione strategica. Per questo motivo abbiamo lanciato il programma Roma V 2030″. Emanuela Martelluzzi

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