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Centri antiviolenza sì, centri antiviolenza no

centro antiviolenza01Dopo lo sportello SOS Donna di Grotta Perfetta ora è a rischio la Casa Lopez – Colasanti di Torre Spaccata.

Non passa giorno senza la notizia di violenze compiute contro donne. Mogli, figlie, madri, amiche con l’unica aspirazione di affrancarsi da una vita di dipendenza psicologica, economica o affettiva di uomini. Non importa il ruolo che questi ultimi avevano o pretendevano di avere nella vita delle donne massacrate di botte, stuprate, uccise, bruciate, sfigurate. Quello che importa è l’incapacità di considerare le donne qualcosa di diverso da una proprietà, una conquista intesa in senso medievale, un possedimento feudale da dare alle fiamme qualora qualcuno tentasse di affrancarlo.

L’emergenza sociale e, tutto sommato, morale legata a questi avvenimenti si fronteggia nei Centri antiviolenza. In questi luoghi non si cerca solo di porre rimedio a situazioni di violenza già conclamata, ma da lì partono attività di sensibilizzazione, di coinvolgimento sociale, di formazione atte a prevenire le prevaricazioni purtroppo legate ad una cultura patriarcale difficile da scalzare, in cui la donna cura e obbedisce e l’uomo, in quanto detentore del potere economico, comanda.

Attività che da un lato coinvolgono la comunità in cui il Centro lavora e dall’altro le donne vittime di violenza trasformandole da vittime ad attrici della propria esistenza con progetti di reinserimento sociale e lavorativo ritagliato sulle particolari necessità di ognuna.

L’associazione BeFree è una di quelle cooperative di donne per le donne che negli anni hanno gestito servizi assistenziali per le vittime di violenza. Sono loro che fino a qualche settimana fa mantenevano funzionate lo sportello SOS Donna h24 del Casale Rosa e sempre loro si occupano della Casa rifugio di Torre Spaccata dedicata alle vittime del Circeo Lopez e Colasanti. Almeno fino al prossimo ottobre. Sì, perchè, come spesso accade, le incomprensibili vie dell’amministrazione stanno portando alla chiusura, uno dopo l’altro, dei centri antiviolenza romani. L’ennesimo scippo alla società che in pochi riescono a spiegarsi.

Oria Gargano, presidente dell’associazione Be Free, è allibita soprattutto in considerazione del fatto che i fondi che sarebbero serviti alla gestione del centro di Grotta Perfetta e di Torre Spaccata sono già in bilancio. L’impedimento sembrerebbe legato al varo del nuovo codice dei contratti in virtù del quale l’amministrazione avrebbe deciso di non prorogare né di pubblicare nuovi bandi.

Un duro colpo che suona beffardo pensando a quando, sotto la giunta Marino, l’associazione è stata trasferita da in immobile privato dove pagava un regolare affitto ad un immobile comunale. “Il trasferimento ci ha costrette a ricominciare tutto da capo – ricorda la Gargano parlando delle iniziative e degli eventi per creare una rete di contatti e di sinergie con la comunità di Grotta Perfetta – perchè quello che ci è sempre interessato è il lavoro di empowerment” per prevenire più che curare le ferite delle violenze.

Mentre per lo sportello SOS Donna non c’è stato nulla da fare, per la casa Lopez – Colasanti qualche spiraglio esiste.

Per la casa rifugio i problemi sono legati alla relazione con la Regione Lazio che nel lontano 96 aveva messo a disposizione lo stabile di Torre Spaccata. Oggi il Presidente Zingaretti, di fronte al rischio di chiusura del presidio antiviolenza, si è reso disponibile a ad aprire un tavolo per le trattative. Su cosa si debba trattare non è dato saperlo con certezza. Sembra sia una questione di affitti arretrati.

Intanto è stata concessa una proroga fino al 31 ottobre in attesa, si spera, di un bando. L’associazione ha anche lanciato una petizione su change.org per sostenere la necessità del prosieguo delle attività del centro.

Oggi le speranze, manco a dirlo, sono riposte nella nuova Giunta a 5 Stelle che ha già dimostrato la sua sensibilità attraverso il Sindaco Raggi che avrebbe presenziato e poi ricevuto nei suoi uffici una rappresentanza di donne dicendosi consapevole dell’importanza del servizio e della necessità di implementarlo e non ridurlo.

Circolano, però, voci sugli attesi risparmi di Roma Capitale calcolati andando a raschiare proprio sui fondi da destinare ai centri antiviolenza.

Emanuela Martelluzzi

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