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Centocelle. Tana Libero Tutti, quando la legge non si sposa con la logica

Rifugio_Tana_Libero_Tutti_2Un paio di mesi fa Vigili Urbani e il Municipio hanno sgomberato il rifugio per cani e gatti in via Lombardi. Lasciata nuovamente nell’abbandono, la struttura è stata devastata e occupata da ignoti.

In un mondo ideale, quando la legge interviene dovrebbe farlo secondo il Codice, ma anche, per quanto possibile, in accordo alla logica.

Come abbiamo imparato sulla nostra pelle, molto spesso accade che le due condizioni non si verifichino simultaneamente; la vicenda che ha coinvolto il rifugio per cani e gatti di via Lombardi  a Centocelle ne è un fulgido esempio.

Lo scorso 5 ottobre i Vigili Urbani erano intervenuti per sgomberare i locali che ospitavano le attività dell’associazione Tana Libero Tutti, attiva dal 2013 nell’assistenza e nell’affidamento di cani e gatti. Nella struttura era andato in scena per anni uno spettacolo di cabaret, ma proprio nel corso di uno questi show una tribuna crollò: ci fu una vittima e si chiuse lì la storia di questo spazio.

Rifugio_Tana_Libero_Tutti_3Quel posto fu lasciato più o meno nell’abbandono, fino a quando il custode se ne andò definitivamente e lasciò le chiavi a Angelica e Anna, due ragazze a cui l’uomo aveva affidato il suo cane e i suoi cinque gatti. Armate di buona volontà  rimisero in sesto una parte dei locali, diedero vita all’associazione, e con essa a una realtà che nel corso del tempo era diventata in zona un punto di riferimento per il mondo a quattro zampe. Forze dell’ordine e Municipio, al corrente di tutto, avevano sempre chiuso un occhio, fino a quando il Comune, proprietario del terreno, non ha deciso di dare seguito all’ordine di sfratto. Dall’oggi al domani, e senza andare troppo per il sottile i cani e gatti sono stati mandati via.

Azione legittima, tutto rientra nella regolarità: ma quale è stato il vantaggio per il Comune? E quale per la cittadinanza? I cani e gatti di Tana Libero Tutti non ci sono più (abusivi!), ora però c’è qualcun altro al loro posto, che ha cambiato il lucchetto del cancello, e non contento ha pensato bene di devastare gli interni. Una nuova occupazione, strillata, strappata, e a giudicare dai modi potenzialmente pericolosa. Questo avevano in mente i Vigili Urbani e il Municipio? Che senso ha avuto sgomberare il rifugio, se non c’era un’idea precisa di cosa fare immediatamente dopo di quell’area? Magari si poteva iniziare altrove, interrompendo fenomeni di illegalità  di ben altro spessore: di esempi nel nostro Municipio ce ne sono davvero tanti. In un mondo ideale, quando la legge interviene dovrebbe farlo secondo il Codice, ma anche, per quanto possibile, in accordo alla logica: ma qui a Roma siamo lontani anni luce da quel mondo ideale.

Michele Liberati

 

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