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Centocelle. L’Imam: “ L’Isis è una strumentalizzazione politica e violenta”

imamBen Mohamed Mohamed , imam presso la moschea del quartiere, parla di Isis, islamofobia e stato laico.

Per non cadere nella cieca e in qualche modo rassicurante paura dell’altro, si può fare una cosa: chiedere all’altro. Per questo incontriamo Ben Mohamed Mohamed presidente dell’associazione culturale islamica in Italia e Imam della moschea Al Huda di Centocelle. Rivolgiamo qualche domanda da un   punto di vista laico e di certo non addentrato nella situazione islamica, semplicemente entriamo in una moschea a Centocelle e chiediamo.

“Purtroppo alcuni media creano un sentimento ‘islamofobico’, l’ islam è contro la violenza, sia i gruppi che professano un islam occidentalizzato sia quelli che predicano il ritorno a valori più antichi sono per la stragrande maggioranza movimenti pacifici di sapienti”, dice l’Imam accogliendomi nel suo studio. “L’islam ha conosciuto un periodo d’oro in termini di progresso culturale e contributo all’umanità durato molti secoli, poi il colonialismo ha spezzettato il mondo arabo e gettato la nostra cultura in un’ epoca buia nella quale, però, c’è stata anche una parte di credenti musulmani che ha rivalutato l’islam alla luce di un’esperienza ‘occidentalista’, andando a studiare nelle università europee e vivendo in altri paesi. Le seconde generazioni vogliono riappropriarsi delle radici opposte a questa occidentalizzazione, e visto che geograficamente sono ormai in altri paesi, lo fanno attraverso la religione. Il territorio dell’islam è rimasto però in preda a governi spesso dittatoriali e violenti, devastato da guerre, molti combattenti inspiegabilmente scarcerati. Questa gente  non era più capace di ragionare senza armi e in maniera molto veloce ha formato gruppi di estremisti per poter tornare nei loro paesi e imporre la loro legge. L’Isis ha radici in questi meccanismi e tanto il cristiano quanto il musulmano, che non sposa la loro causa, sono infedeli da eliminare così come tanto il cristiano che il mussulmano si indignano di fronte a certe manifestazioni di violenza. É una strumentalizzazione sanguinaria e politica della nostra religione, ma loro si dichiarano musulmani e noi non possiamo impedire a nessuno di dichiararsi mussulmano”. Una strumentalizzazione della religione contro la religione stessa. Ma perché è così importante la proclamazione di uno “stato”? La religione è cosa dell’anima, ma  già dal nome stesso con cui questi terroristi si identificano (Stato Islamico), sembra si voglia porre l’accento più su una questione territoriale, geopolitica, piuttosto che interiore.

moscheaChiediamo all’Imam se basti che le persone siano musulmane liberamente, oppure se c’è bisogno di uno stato che faccia applicare l’islam, Ben Mohamed Mohamed risponde: “L’islam non è il semplice adempimento di precetti e riti religiosi ma un modo di vivere, il Profeta stesso quando è venuto ha fondato uno stato, lui era un capo di stato. La Shariah, la legge islamica del Corano, quindi la legge di Dio, deve essere la consuetudine che regola la vita del cittadino e deve essere interpretata per essere applicata alla regolamentazione dello stato in cui esso vive, se si giudica un crimine lo si deve fare attraverso la legge di Allah. Ci sono stati come l’Arabia Saudita che dichiarano di seguire le linee guida dell’islam ma in realtà sono laici”. Praticamente il problema inverso rispetto al nostro: la laicità dello Stato non sembra essere un diritto acquisito, anzi, è un qualcosa di non auspicabile.  Mi viene offerto un piatto di agnello e ceci, poi saluto e osservo i numerosi credenti tra cui anche un giovane ragazzo italiano con un lupo dell’ AS Roma tatuato sulla mano. Gli unici sentimenti chiari che mi rimangono addosso sono una paura sempre crescente delle Terre Promesse e una fiducia sempre maggiore nel domandare all’”altro”. Marco Severa

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