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Centocelle. Capodanno bangla, la festa è finita?

Nuru Allam Siddiki detto 'Bachcu'È scontro fra l’associazione Dhuumcatu e il Municipio  V dopo il diniego arrivato dall’Amministrazione per lo svolgimento della festività bangladese al Parco di Centocelle. “Luogo inadeguato e pagamenti non effettuati”. L’Associazione: “Faremo ugualmente la festa”.

Il Parco di Centocelle “non può sostenere eventi dal forte impatto ambientale e acustico”. E’ quanto si legge nella lettera a firma del Presidente Palmieri, numero di Protocollo 60942. E’ la risposta del Municipio pervenuta all’associazione Dhuumcatu, gestita e diretta da membri della comunità bangladese, che organizza eventi e iniziative multiculturali a Roma. Il Capodanno numero 1422 nel calendario siderale induista – sedicesimo in Roma – dunque non si svolgerà come previsto,  almeno stando al comunicato. Non un motivo politico né etnico alla base del rifiuto secondo l’Amministrazione sulla questione.

Di diversa opinione è Nuru Allam Siddiki, detto ‘Bachcu’, Presidente dell’associazione Dhuumcatu. “Non è un problema relegato alla sola Centocelle – dichiara – ma all’intera città”. A Roma vivono infatti oltre 30mila persone di origine bangladese, oltre a indiani e pakistani che festeggiano la medesima festività: l’Italia è l’unico paese al mondo dove queste tre etnie, in conflitto nei loro paesi, festeggiano pacificamente nel segno della fratellanza. Bachcu esprime un forte rammarico “per un’occasione mancata per l’intera comunità del sub-continente indiano, e per il tentativo di anteporre una questione amministrativa a una decisione prettamente ideologica che non interessa risolvere quando riguarda noi negri’”.

pietrolettiA queste accuse risponde l’Assessore all’Integrazione del V Municipio Giulia Pietroletti:   “Colpa dei punti non rispettati. Abbiamo ricevuto richieste di COSP (Canone Occupazione Suolo Pubblico) da parte  dell’associazioni Dhuumcatu ed Eurobangla e va considerato che come Municipio non chiediamo questa tassa per eventi di attività sociale, lo facciamo solo per le attività che hanno finalità commerciale. Le stesse associazioni non avevano poi corrisposto il pagamento per il servizio di Ama in alcune precedenti edizioni. Il Dipartimento per la tutela all’ambiente ha espresso parere negativo allo svolgersi di qualsiasi festa in quel parco; sulla base delle precedenti esperienze con le stesse associazioni – che non avevano riconsegnato il terreno nelle condizioni pattuite – e ai problemi della scorsa estate legati al Roma Vintage, abbiamo negato i permessi. Il parco fu ridotto in uno stato pietoso e reso inaccessibile per molto tempo fra le lamentele dei residenti verso l’inquinamento acustico di entrambi gli eventi, favorito dall’altezza del parco rispetto al centro abitato, che favorisce il propagarsi delle onde”. Un botta e risposta tra amministrazione e comunità bangladese che continua con le parole di Bachcu: “Con tutto il rispetto per la loro scelta noi abbiamo comunque mandato una lettera per reclamare. C’è un ufficio competente di tecnici che devono dare i motivi specifici per un diniego: stiamo valutando il ricorso al TAR. Ma finché non ci inviano la documentazione ufficiale – che abbiamo richiesto – non possiamo muoverci”. L’associazione ha due bollette da pagare risalenti al 2011 – per le quali è anche stata ammonita con un’ingiunzione di pagamento – del valore complessivo di 2800€, e questi soldi secondo Bachcu andrebbero a “pagare un servizio che non c’è mai stato come recitava il contratto stilato con Ama. La pulizia – secondo il presidente della Dhuumcatu – l’abbiamo fatta noi. L’Ama veniva soltanto a prendere i sacchi che caricavamo noi sui mezzi. Perché pagare un disservizio? Usano un problema amministrativo per coprire la non volontà di far svolgere una festa”.

 Il Municipio tuttavia è “favorevole alla convivenza civile e alle iniziative della comunità bangladese, che però devono svolgersi nella legalità – continua la  Pietroletti – Abbiamo invitato l’associazione a riformulare le attività di forte impatto acustico e a mettersi in regola con l’Ama, ma non è stata fatto nulla da parte loro. Purtroppo se faranno la festa ugualmente  sarà un atto illegale, oltre che una presa di posizione, e se ne assumeranno la responsabilità”. Nonostante l’ iter burocratico non sia stato seguito dall’associazione secondo le regole vigenti, il gruppo punta i piede e sceglie di celebrare lo stesso i suoi festeggiamenti: “Noi la festa la facciamo a fine maggio e abbiamo invitato tutte le autorità municipali e comunali a partecipare. Per evitare di creare ulteriori problemi all’Amministrazione, la festa si svolgerà con un numero di giorni ridotto rispetto alla nostra tradizione: il 30/31 maggio e 1/2 giugno”. In conclusione, da una parte l’Amministrazione richiama al rispetto delle regole, dall’altra l’associazione punta i piedi, e alla cittadinanza resta il rammarico di un’occasione di interculturalità perduta.  Luca Covino

 

 

 

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