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Castelverde B4: quando il “Piano di Zona” diventa una discarica

casale

Una situazione urbanistico – sanitaria a dir poco emergenziale. Parlano i residenti, costretti a vivere in un quartiere che dopo tanti anni ancora quartiere non è.

Oltre al danno anche la beffa. Nessun servizio garantito e da un paio d’anni a questa parte, anche un’ emergenza rifiuti che si fa di giorno in giorno più grave, con annessi rischi per l’ambiente ed ovviamente anche per i cittadini.

casale-2eternitIl nome Castelverde B4 ricorda purtroppo la triste vicenda delle abitazioni pagate dai proprietari che si erano trovati poi a dover ricomprare la stessa casa finita all’asta o che avevano ricevuto avvisi di sfratto e minacce di sgombero. Uno dei più tristi capitoli della truffa legata ai piani di zona romani.

giusi-rotunnosimonetta-montiSiamo tornati a Colle degli Abeti per incontrare due residenti: Giusy Rotunno e Serenetta Monti.

Ci hanno raccontato la loro storia, molto simile a quella di molti altri loro concittadini che risiedono in questa zona e che hanno pagato per delle infrastrutture e servizi che non hanno mai ricevuto.

ingresso-2“É un disastro vivere qui – ci spiega Giusy – mancano le opere di urbanizzazione, le strade non sono finite, sono piene di buche e hanno ancora l’asfalto provvisorio. L’impianto d’ illuminazione stradale, anche se ultimato da poco, non funziona sempre e non c’è neppure il cablaggio per le linee telefoniche”.

Già questo basterebbe a descrivere una situazione di grave abbandono da parte delle istituzioni, ma non è tutto qui.

Ci facciamo accompagnare da Giusy e Simonetta a fare una passeggiata lungo via delle Cerquete e via Liberti.  Proprio all’ingresso della via, un cartellone stradale buttato a terra ci avvisa, quasi beffardo: area di cantiere.

rotonda3“Eh sì! – esclama la Serenetta – area di cantiere, pur pagando tutte le tasse. Non abbiamo neppure il trasporto pubblico qui. La prima fermata utile è quella del capolinea del 51 in via delle Cerquete ‘vecchia’. Qui abitano anche anziani e bambini e da noi l’autobus non arriva”.

Iniziamo a scorgere ai lati della strada cumuli di immondizia, ma non sono niente in confronto a quello che troviamo arrivati alla prima rotonda. Una montagna di rifiuti che occupa anche tutta la parte di strada adibita alla circolazione. Rifiuti di ogni tipo e di ogni dimensione affollano l’area, ostacolando il passaggio ai pedoni e alle auto. Una discarica a cielo aperto.

pineta4Proseguiamo e il paesaggio inizia ad uniformarsi, nel senso che il panorama e l’immondizia iniziano ad essere un tutt’uno. Il verde che costeggia la strada è invaso da rifiuti domestici, aziendali, derivati da officine, scarti alimentari, lavandini, divani.

Percorrendo la strada arriviamo di fronte ad un casale, in concomitanza con la seconda rotonda di via delle Cerquete. Giusy ci spiega che “quest’area sarebbe in teoria sotto sequestro, ma il paradosso è che il motivo del sequestro, sarebbe proprio la discarica abusiva”.

 Come darle torto? Un’area sotto sequestro, senza alcun sigillo, abbandonata a quella stessa incuria che ne ha determinato la chiusura e l’avvio delle indagini. A terra addirittura troviamo ciò che resta del cartello che avrebbe dovuto segnalare il sequestro della zona.

pineta“Qui ci vengono a scaricare anche di giorno ormai e non abbiamo nemmeno gli allacci di Acea per l’acqua. Spendiamo ogni anno migliaia di euro in acqua per uso domestico, perché abbiamo paura a bere l’acqua del pozzo”.

Ed effettivamente andando avanti nel nostro tour, notiamo anche altri rifiuti, più ingombranti e potenzialmente pericolosi per la salute.

Carcasse di automobili, batterie, motori, eternit, frigoriferi, tutti rifiuti in grado di inquinare terreno e falde acquifere.

Anche le condizioni della strada sono indegne. Ai lati il 90% dei tombini sono scoperchiati, alcuni sono visibili, altri no. Per evitare che le ruote delle auto ci si incastrino o che un pedone possa caderci dentro, i tombini vengono riempiti e coperti dal materiale di cui c’è più abbondanza nei dintorni: i rifiuti.

Entriamo nella pineta. Anche qui piccole discariche improvvisate segnano il sentiero all’interno della boscaglia. Un luogo evidentemente scelto per lo smontaggio e l’abbandono delle carcasse di automobili. “Ci sono macchine segnalate da anni, e nessuno è mai venuto a rimuoverle. L’anno scorso, una di queste ha preso fuoco nella pineta. Quando abbiamo chiamato i vigili nemmeno sapevano come raggiungerci, non conoscevano la strada”.

tombini2Ad un certo punto qualcosa attira l’attenzione di Serenetta: “Ecco, vedi: quella è nuova, non c’era fino a qualche giorno fa”, ci dice indicando l’ennesimo groviglio di lamiere. Si avvicina e buttati lì vicino trova dei documenti: una polizza assicurativa. Entrambe iniziano a chiamare, prima i vigili, poi l’ufficio tutela ambientale. Niente.  Secondo tentativo, polizia: Abbiamo rinvenuto ciò che resta di una macchina, nella boscaglia, ci sono anche dei documenti, li prendiamo e ve li consegniamo o lasciamo tutto qui?”. “Lasciate lì signora, ci penseremo noi, mandiamo i vigili”, dicono dall’altra parte del telefono.

Dopo questo giro, la percezione che si ha è quella di un tessuto sociale che, abbandonato a se stesso, ha imparato a fare dell’iniziativa personale un mezzo di sopravvivenza per il territorio.

 “Le istituzioni escano dai palazzi, si facessero un giro a vedere come viviamo. Soprattutto quelli che dicono di essere nati ‘dal basso’. Qui tutti conoscono le nostre istanze e la giunta comunale dovrebbe ricordarsi delle promesse fatte su questo piano di zona, che è stato sbandierato solo in campagna elettorale”.

federico-verdicchioRaggiungiamo telefonicamente il presidente del comitato di quartiere, Federico Verdicchio, per chiedere un resoconto sui rapporti con le istituzioni e sulle responsabilità dell’attuale situazione.

“Abbiamo da poco avuto un incontro con il referente del Dipartimento Urbanistica, in Municipio. Ci hanno detto che finché non trovano degli operatori che possano costruire, non ci sono i soldi per terminare le opere di urbanizzazione. Ma è il Comune che non può lasciare i cittadini in queste condizioni, deve assumersene l’onere. Questi piani di zona sono delle località che non sono prese in carico dal Comune, ma neanche dal consorzio che garantisce la costruzione, è ovvio che si creino dei rimpalli di competenze e responsabilità, ma non è accettabile quando questo avviene a discapito della salute e della sicurezza dei cittadini. Il Municipio non ha i poteri necessari per risolvere questa situazione ma, nonostante i tanti ricorsi, segnalazioni e manifestazioni, non c’è stato mai un vero confronto con l’amministrazione centrale”.

 Oltre al danno, anche la beffa. Giacomo Capriotti

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