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Caso Cerquete, “il complesso non si può pignorare”

cerquete1Mentre la commissione Garanzia e Trasparenza lavora, emergono degli aspetti che gettano un’ ombra sul provvedimento della Magistratura.

Nuova seduta della commissione municipale Controllo e Garanzia, presieduta da Lorenzotti, dedicata al caso di via delle Cerquete, il complesso realizzato dalla CEE srl in regime di convenzione, finito pignorato dalla Magistratura per i disastri della società costruttrice. Sono oltre una trentina, è opportuno ricordarlo, le famiglie che rischiano lo sgombero, pur aver pagato quanto era stato stabilito nel 2003, anno in cui è stata ufficializzata la convenzione tra il Campidoglio e la CEE.

Il 6 novembre si è presentata alle porte degli assegnatari l’avvocatessa Maria Cristina Truffelli, custode del provvedimento messo in opera dalla collega Saggese, il primo legale della società, insieme all’ufficiale giudiziario, per proseguire con lo sgombero. La società ha, inoltre, debito con la Unipol, che ha concesso un mutuo di 3 milioni e 500mila euro, mai ammortizzato. La Truffelli e l’ufficiale giudiziario si sono trovati davanti a un muro di cittadini, molti disperati, che hanno cercato di far valere le proprie ragioni. “Noi siamo gli assegnatari”, hanno detto più di una volta, “non potete buttarci fuori”. Nulla da fare per il Tribunale, e il giudice Simona Sanza, risultano “occupanti senza titolo”, perché, tecnicamente, non riconoscono l’assegnazione fatta dalla società costruttrice. “Ma siamo entrati con la chiave, non ci potete liquidare così”, hanno rincarato.

cerquete2Lo sgombero, per fortuna, non è stato eseguito, ma la Truffelli, con fare stizzoso, ha annunciato che il 9 dicembre il Tribunale stabilirà la data per la vendita all’asta dell’intero complesso. Un altro colpo, ben assestato. È una storia che ha dell’incredibile, anche perché “l’intervento edilizio – ha scritto l’ex-assessore alla Trasformazione urbana Giovanni Caudo a settembre scorso – si sviluppa all’interno di un piano di iniziativa pubblica per lo sviluppo dell’edilizia economica e popolare. Tale interesse pone in capo alla procedura di pignoramento serie criticità. Ai sensi del 3° comma dell’articolo 35 della legge 865/71, le aree comprese nei piani approvati a norma della legge 167/62, fanno parte del patrimonio indisponibile del Comune e quindi ai sensi dell’articolo 514 cpc debbono essere ritenute impignorabili”. In pratica, la Saggese non poteva avanzare l’istanza di pignoramento, perché il bene è del Comune di Roma.

Sullo sfondo, intanto, si è consumata quella che può essere definita una nota di colore, arrivata direttamente dalla politica locale, che riguarda la paternità del piano di salvataggio. Uno screzio, partito dall’esterno, e, precisamente, quando il vice-presidente del Comitato ‘Cerquete 2003’ Nicola Fraietta ha inviato, il 6 novembre stesso, un primo comunicato, nel quale ha esaltato il Movimento 5 Stelle, che, però, mai si sarebbe visto in via delle Cerquete. Cosa che ha creato malumori tra gli abitanti e i membri della commissione garanzia, tant’è che il giorno dopo il vice-presidente è stato costretto a rettificare e a dimettersi dal comitato. “Il Comitato ringrazia – si legge nella rettifica – l’operato e lo sforzo del consigliere Sardone coadiuvato dal Presidente della Commissione Lorenzotti e da tutti i membri, sia di maggioranza che di opposizione, che stanno procedendo per una veloce e concreta soluzione, che il Comitato si augura possa arrivare in tempi brevi”.

Il braccio di ferro è poi proseguito nella seduta della commissione del 10 novembre, laddove la consigliera Mammì (M5S), sentendosi sotto scacco, anche perché i cittadini hanno di nuovo ringraziato Sardone per il lavoro svolto, ha girato i tacchi e abbandonato la commissione, lasciando basito persino il suo collega di partito Tranchina. Un gesto schizofrenico che, davanti alla tragedia degli abitanti di via Cerquete, poteva e doveva essere evitato.

David Nicodemi

 

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