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Caos dipendenti comunali: la mobilitazione continua

dipendentiDopo la manifestazione del 27 gennaio i tavoli di trattativa con i sindacati si sono riaperti. L’obiettivo è scongelare il contratto fermo al 2009 e regolarizzare il salario accessorio. Si aprono nuovi scenari per i dipendenti capitolini di tutti i settori?

Il 27 gennaio Roma si è unita in una grande, unica voce di protesta. Funzionari del Comune, educatrici, vigili e altre migliaia di dipendenti sono scesi in piazza per denunciare una situazione scandalosa che, a testa bassa, sono costretti ad affrontare ormai da anni. La grande manifestazione in piazza del Campidoglio ha raccolto i tanti malumori dei dipendenti pubblici che si vedono congelati gli stipendi dal 2009 e che rischiano di subire ulteriori tagli alle loro già magre buste paga.

Durante i vari incontri dei sindacati con il Commissario Straordinario Tronca e la Subcommissario Rolli i primi hanno presentato una loro proposta per la ridefinizione del contratto – che prevede un riequilibrio tra parte fissa e parte variabile dei compensi – e una nuova mappatura dei bisogni e dei conseguenti servizi erogati ai cittadini. Tronca si è mostrato disponibile a sposare le richieste dei dipendenti, ma il Campidoglio da solo non riesce a reggere il peso del salario accessorio. In seguito alle proteste continue, le buste paga di gennaio sono arrivate più leggere, con decurtazioni anche superiori a un terzo rispetto alle somme percepite negli ultimi mesi. I tagli non sembrano affatto terminare. La causa dei dipendenti comunali è estesa in tutti i settori, dall’amministrazione all’educazione. I lavoratori denunciano un mancato piano di stabilizzazione del personale a tempo determinato di nidi e scuole dell’infanzia, di valorizzare delle attività di natura pubblica in ambito scolastico – educativo, bibliotecario e culturale, nei servizi di integrazione e recupero della disabilità e del disagio sociale, del trasporto e della raccolta dei rifiuti. La richiesta unanime è la tutela della dignità del lavoro pubblico, troppo spesso bersagliato dalla politica che sembra volerlo sfiancare.

I sindacati autonomi USI, USB, COBAS e ASBEL/CNL e le sigle CIGL e CISL hanno partecipato, insieme ai dipendenti comunali di Roma, ai sit in per protestare contro “il taglio dei diritti e delle buste paga”, contro la precarizzazione di 5000 insegnanti e un preoccupante disegno di ridefinizione dei servizi pubblici, sempre più orientati nel trasformarsi in privati. Quale sarà il futuro dei diritti dei romani, se il trasporto pubblico, i servizi culturali (ad esempio le biblioteche) e quelli della persona fossero tagliati o resi privati? Si risolverebbe il problema del precariato, dei licenziamenti e verrebbero garantiti più diritti ai lavoratori?

La risposta dei lavoratori e i tavoli con i sindacati

La questione del salario accessorio risale alla Giunta Marino che decise di introdurre dei ‘miglioramenti’ alle indennità degli stipendi dei dipendenti capitolini, congelati e non più rinnovati dal 2009. Due anni fa uno studio del Ministero dell’Economia e delle Finanze confermò l’illegittimità del provvedimento che aveva erogato soldi in maniera ‘non corretta’ ai dipendenti, senza una reale valutazione della produttività. Nel febbraio 2015 i sindacati hanno scritto una pre intesa – bocciata dai lavoratori attraverso un referendum – che prevedeva un sostanziale ritorno al vecchio sistema con le indennità. Per ridurre al minimo il pasticcio combinato ed operare dei tagli, l’Amministrazione capitolina ha progettato, invece, un sistema basato sulla valutazione soggettiva dei dirigenti (contro cui lo stesso MEF si è in parte scagliato, soprattutto per gli aumenti ingiustificati degli stipendi) che potranno guidare gli uffici in maniera del tutto discrezionale. Chi potrà garantire una giusta valutazione? Nessuno. Ed è per questo che i sindacati e i lavoratori sono sul piede di guerra. Questo atto unilaterale potrebbe compromettere il lavoro di migliaia di dipendenti e peggiorare sensibilmente la qualità dei servizi erogati. “Nei tavoli di trattative aperti per portare avanti le richieste dei lavoratori – spiega Roberto Betti, membro del RSU del sindacato Usb dei lavoratori comunali del Comune di Roma – abbiamo proposto la nostra alternativa. Il sistema di valutazione dovrà essere basato su dati oggettivi (e non discrezionali), con un’attenzione al comportamento dei lavoratori, che dovranno essere coscienti e certi dello stipendio che riceveranno a fine mese. I dipendenti non possono venire spremuti, senza ricevere nulla nella busta paga”.

Dopo le proteste e le azioni delle scorse settimane si sono riaperti i negoziati e le trattative dei sindacati che si sono confrontati con Tronca, quindi con il Governo Renzi. Quest’ultimo sembra sordo alle richieste dei lavoratori. Il processo risulta più lungo delle attese a causa della difficoltà dello scontro politico e delle inchieste giudiziarie nell’ambito di Mafia Capitale. Al momento non esistono dati certi, ma nei prossimi giorni potrebbe essere pubblicato un atto deliberativo nel quale verrà certificato l’importo del salario accessorio. Inoltre altri incontri si svilupperanno sul tema del piano assunzionale, ovvero si varerà il numero esatto di organico utile per far funzionare la struttura pubblica. L’obiettivo dei lavoratori capitolini non è solo concretizzare lo sblocco dei contratti nazionali (scaduti il 31/12/2009), ma anche di ricevere delle certezze nell’ambito del salario accessorio. I recenti fatti di cronaca tendono sempre più a dimostrare l’esistenza dei soliti ‘fannulloni’, che magari timbrano il cartellino e poi si recano a fare shopping in centro, e che gettano fango su un’intera categoria di lavoratori. “Una grande fetta dei dipendenti che sta manifestando – continua Roberto Betti – compie quotidianamente il proprio lavoro con onestà e riceve uno stipendio minimo”. I dipendenti capitolini continuano ad essere arrabbiati e preoccupati e non sembrano voler abbassare il sipario sulla spinosa questione. Dopo sei anni di attese è arrivato il momento di sbloccare gli stipendi congelati e di dare maggiori certezze a coloro che fanno parte della struttura pubblica e che spesso subiscono l’inefficienza dirigenziale. Melissa Randò

 

 

 

 

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