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Campo rom di via Salviati, terra di nessuno

via salviati 7Degrado, allarme sicurezza e tante incertezze. La vita all’interno della baraccopoli di Tor Sapienza è arrivata al limite. I cittadini sono stufi e preoccupati dei continui roghi tossici. Il Comune è ancora latitante e nessuna soluzione spunta all’orizzonte.

Una distesa di baracche di fortuna, arrangiate per la pioggia, gomme di automobili abbandonate ovunque e grandi nuvole nere, cariche di diossina: il paesaggio desolato e minaccioso del campo rom di via Salviati si presenta spettrale. Entrare nel civico n. 72 è un’impresa molto difficile. Gli abitanti del campo rom non sono avvezzi ai “nuovi visitatori”, ma la rabbia e l’indignazione per la loro condizione di disagio è palpabile. Il campo è l’esempio più esplicativo della malagestione operata negli anni da parte del Campidoglio. Nato come campo autorizzato all’interno del territorio del quartiere di Tor Sapienza, dopo una serie di sgomberi e rioccupazioni, nello stretto e informe agglomerato di baracche di via Salviati regna degrado e abbandono. Le fogne non funzionano, i fumi tossici sono quotidiani, la criminalità è molto alta. Inoltre il problema della discriminazione è salito negli ultimi tempi e, come spiegano alcuni abitanti del campo, “i cittadini del quartiere ci odiano”. Sono state varie le iniziative del Campidoglio, create per porre un freno, o quantomeno una piccola toppa, alla condizione disperata in cui gli abitanti del campo (montenegrini, bosniaci, serbi di cui non si conosce il numero esatto, data la crescita abusiva) vivono. Nel 2013 sono stati installati dei blocchi in cemento per impedire l’entrata ai furgoni che trafficano usato e rifiuti. In prossimità del campo sono appostate due vetture della Polizia Municipale, che non interviene e non entra all’interno del campo “troppo pericoloso”, ed è solo addetta alla vigilanza esterna. La presenza dello Stato a via Salviati è pressoché inesistente.

Roghi tossici e bonifiche

Una delle particolarità che hanno tristemente reso famoso il campo sono i roghi tossici che quasi quotidianamente si innalzano lungo i cieli del quadrante Est della Capitale e si allungano verso il V e il VI Municipio. I fumi – che non vengono quasi mai spenti, se non molto tempo dopo la comparsa dei nuvoloni neri- sono stati documentati dai cittadini e dal Comitato di Quartiere di Tor Sapienza, che sono, ormai, esasperati. Le colonne di fumo sono spesso il risultato di roghi di materiale da costruzioni, elettrodomestici, gomme, spesso rubati o venduti da commercianti vicini che preferiscono venderli per pochi spiccioli che smaltirli legalmente. Le varie inchieste degli ultimi mesi hanno dimostrato come Mafia Capitale e la Cupola che girava intorno al sistema di corruzione abbia sfruttato e supportato la creazione di ghetti- campi rom.

Secondo i dati forniti dall’Associazione “21 Luglio” -che si occupa delle problematiche legate ai diritti di rom e sinti – il caso del campo rom di via Salviati è un esempio tutto al negativo. Il primo sgombero forzato della Giunta Marino è datato 2013, quando si era disposto il trasferimento immediato di 152 persone e cose dall’insediamento abusivo di nomadi. In una lettera dell’agosto dello stesso anno, la comunità suddetta aveva espresso un appello al dialogo per dare vita a nuovi percorsi di inclusione, rimasto inascoltato. Il 12 settembre 2013 ai 120 rom rimasti furono abbattute le abitazioni e le famiglie furono costrette all’occupazione abusiva di uno stabile lungo via Tiburtina. I costi dello sgombero sono documentati e risultano assai salati per le casse del Campidoglio: il Comune di Roma ha sostenuto un costo di 150.615 euro pari ad una spesa pro/capite di 1.255 euro. Invece di favorire l’integrazione, si è cercato di isolare e ghettizzare, con i mediocri risultati che tutti hanno davanti gli occhi. “Nonostante non faccia parte del nostro Municipio – afferma Giulia Pietroletti, Assessore all’ Integrazione tra etnie del V Municipio – in questi anni abbiamo organizzato una serie di progetti dedicati ai giovani abitanti del campo rom. Con Terra Onlus, per esempio, abbiamo creato degli orti urbani e tentato di coinvolgere molti ragazzi di via Salviati che studiano nelle scuole del nostro Municipio”. Nelle ultime settimane si è discusso del problema “campi” e sembra che la Regione Lazio stia aprendosi a nuove strade politiche. Il 23 febbraio è stata approvata la delibera di Giunta per la promozione di politiche e interventi, un “Tavolo” regionale per l’inclusione e l’integrazione delle popolazioni Rom, Sinti e Caminanti, che punta ad un ampio coinvolgimento degli enti locali, delle istituzioni pubbliche e degli organismi del territorio.

via salviati 3Quale futuro per il campo di via Salviati?

Non cessano, nel frattempo, le continue segnalazioni da parte del Comitato di Quartiere di Tor Sapienza e del suo vicepresidente Roberto Torre, preoccupato per la piega che sta prendendo la situazione. “I roghi non fanno che aumentare – ha dichiarato Torre. Ormai non si respira più e la tensione cresce perché i progetti di risoluzione discussi finora lasciano il tempo che trovano e inoltre i cittadini continuano a pagare per servizi che non ricevono (come quella della raccolta dei rifiuti)”. Molti sono stati gli incontri che il CdQ ha tenuto finora con l’amministrazione comunale, l’ultimo dei quali con il Vice Sindaco, Luigi Nieri, e il Vice Capo del Gabinetto, Rossella Matarazzo, senza che dei veri provvedimenti siano stati presi. “L’obiettivo portato avanti dal Comune -spiega Gianmarco Palmieri, Presidente del V Municipio- è quello di sgomberare i campi nomadi, ma mancano dei progetti intermedi che innanzitutto permettano di sfruttare meglio il denaro, fino ad adesso investito per il mantenimento dei campi e che, dopo un’attenta opera di censimento, consenta a famiglie di trovare un lavoro e un alloggio migliore in cui stare. Noi del Municipio siamo pronti a sostenere questo ipotetico progetto non appena il Campidoglio ci chiederà di farlo”.

Sono passati  circa 6 anni dall’annuncio di quel “Progetto Nomadi” sotto l’amministrazione comunale di Gianni Alemanno (epoca in cui, tra l’altro, gli sgomberati del Casilino 900 furono spostati in via Salviati) che ha condotto a provvedimenti contrari al diritto internazionale e alla creazione di megacampi alla periferia di Roma, ghettizzando gli stranieri, costringendoli ad una pessima qualità della vita e provocando una spesa di circa 60 milioni di euro (un “affaire” gestito in maniera tutt’altro che trasparente). A questi dati vanno aggiunti i 20 anni di totale abbandono da parte delle istituzioni nei confronti del quartiere di Tor Sapienza, fattore che ha sicuramente complicato le possibilità di un’integrazione pacifica tra i cittadini romani e gli stranieri.

“Da questo punto di vista la politica deve fare di più – prosegue il vicepresidente Torre – I controlli sono insufficienti e i pochi interventi fatti finora non hanno sortito alcun effetto: i roghi continuano ad essere appiccati e l’aria si fa sempre più pesante, in tutti i sensi. Noi del Comitato torneremo alla carica ripristinando la differenziata porta a porta (per scongiurare il problema dei rifiuti e degli incendi) e chiedendo nuovi incontri con l’amministrazione comunale, perché le questioni vanno affrontate con costanza e non solo quando i problemi si acutizzano, nel nome della legalità. Altrimenti il quartiere rischia di diventare ancora soltanto una vetrina politica”. Melissa Randò e Jacopo Ventura

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