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Campo nomadi via di Salone, fumi carichi di diossina e terreni inquinati

fumi via di saloneA causa di incendi e nubi tossiche che si innalzano dal campo rom di via di Salone l’aria di Ponte di Nona e zone limitrofe diventa irrespirabile. “Sindaco Marino che si fa?” domandano i residenti.

Con oltre 1000 abitanti di varia provenienza il campo nomadi di via di Salone è il più grande di tutta Europa. Dal “campo-sosta”, come li definì l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, si innalzano a cadenza quasi giornaliera colonne di fumo nero contenenti diossina. È la pratica illecita di smaltimento dei rifiuti, attività rilevata anche dall’U.O. Sicurezza Pubblica ed Emergenziale della Polizia di Roma Capitale e denunciata dai residenti di Ponte di Nona. Ormai sul piede di guerra i pontenonini e il comitato di quartiere hanno tempestato di mail e fax il sindaco Marino, il prefetto Giuseppe Pecoraro e lo stesso U.O. “La situazione è insostenibile.

Vere e proprie nubi tossiche cariche di diossina non solo rendono irrespirabile l’aria ma sono nocive per la salute di grandi e piccini. Dobbiamo aspettare 10 anni e dei casi di tumore perché qualche cosa si muova in modo efficace? Chiediamo all’attuale sindaco, visto che il suo predecessore con la bandiera della legalità impugnata non è riuscito a risolvere né attenuare il problema, se sarà in grado di farlo!”, recita il comunicato del CDQ presieduto da Bruno Foresti. Secondo un dossier pubblico dell’U.O, nel 2011 sono stati effettuati dai vigili del fuoco e dalle forze dell’ordine 80 interventi. Nel 2012, da gennaio a luglio, gli interventi sono stati almeno 30. Senza contare il degrado e l’allarme sociale registrato all’interno. Alcuni dati sono davvero allarmanti. Secondo una relazione stilata nel 2010 dalla Regione Lazio i terreni limitrofi sono inquinati e contaminati da arsenico, piombo, pirene e non solo. Oltretutto in caso di incendio al deposito GPL il campo è nel raggio di 600 m a rischio di gravi ustioni. Bisogna immediatamente trovare una soluzione per la salute dei cittadini e dei nomadi. Intanto la pagina Facebook del comitato di quartiere si riempie di commenti alcuni dei quali, passatemi l’eufemismo, molto colorati.

C’è chi vorrebbe la chiusura del campo nomadi (della serie, a morte Sansone e tutti i filistei) senza contare che non tutti hanno scelto la via dell’illegalità e che interi nuclei familiari sono ormai radicati nella nostra società con tanto di bambini che, prelevati la mattina da un pulmino, si recano a scuola. C’è chi vorrebbe più controlli all’interno del campo (come biasimarlo!). Chi invece rimpiange l’ex sindaco Gianni Alemanno. “I campi sosta devono essere qualcosa di limitato, marginale e temporaneo. Dobbiamo fare in modo che i campi nomadi non esistano più”, sono le parole di Alemanno pronunciate nel 2010 e riportate dal breve docufilm, firmato Enrico Parenti e Stefano Liberti, che offre uno spaccato della vita all’interno del campo di via di Salone. Eppure il “campo-sosta”si trova ancora lì. Anzi con il passare del tempo il numero dei nomadi è aumentato con i nuclei sgomberati, grazie ad Alemanno, da Casilino 900.

Valeria Pichini

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