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“Bella Vera”, un anno dopo è ancor più bella

inaugurazionePrimo compleanno per l’associazione con sede in via dell’Archeologia, nata un anno fa dalla volontà e dalla determinazione di un gruppo di ragazze che hanno deciso di portare avanti un progetto ambizioso di aggregazione sociale.

fondatrici-bella-veraEra il 19 febbraio 2018 quando quattro ragazze, nate e cresciute nella periferia del sesto municipio, decisero di imbarcarsi in un’avventura tanto difficile quanto affascinante: creare un’associazione, nel cuore di Tor Bella Monaca, capace di mostrare la bellezza nascosta del quartiere, coinvolgendo le varie anime del territorio attraverso iniziative ludiche e culturali.

Così è nata “Bella Vera”, una scommessa tutt’altro che scontata, una sfida alla “Davide contro Golia” che si è posta sin da subito l’obiettivo di contrastare il degrado e l’abbandono sociale, superando la narrazione “preconfezionata” del mainstream, che racconta di Tor Bella Monaca solo in occasione di eventi legati alla criminalità.

Bella Vera ha così compiuto un anno, e dopo mesi di iniziative, corsi, presentazioni e workshop abbiamo deciso di farci raccontare qualcosa in più su quest’esperienza di attivismo civico e di riappropriazione culturale. Nella Converti, presidente di Bella Vera è una delle pioniere del gruppo fondativo.  Con lei avevamo parlato proprio l’anno scorso, a pochi giorni dalla nascita dell’associazione, e sempre con lei, oggi, proviamo a fare un bilancio del loro primo anno di attività.

È passato un anno da quando avete iniziato quest’avventura presentando l’atto costitutivo di “Bella Vera”, come giudichi il vostro lavoro e la risposta del territorio?

“Non è stato facile, anzi, è stata una sfida avvincente. Volevamo creare un’associazione di quartiere che facesse attività culturale, con l’obiettivo di restituire dignità alle bellezze esistenti nella nostra periferia e allo stesso tempo riuscire ad intercettare e coinvolgere persone con cui non avevamo ancora collaborato. All’ inizio le difficoltà sono state tantissime, tra cui ovviamente quella di iniziare a farci conoscere attraverso una serie di iniziative sul territorio.

Come avete fatto?

“All’inizio abbiamo pensato di puntare su concerti live e su alcune presentazioni di libri. Non abbiamo avuto subito una forte risposta in termini di partecipazione, ma non ci siamo arresi e abbiamo cercato di ampliare il target della nostra offerta, sia dal punto di vista culturale che sociale” – racconta Nella- “proprio per questo abbiamo inaugurato un corso di fotografia tenuto da Massimo Sgrulletti, completamente gratuito, per permettere di coniugare la passione artistica con quella professionale. Ed è stato un successo tale, per cui abbiamo dovuto organizzare un secondo ciclo di incontri. Anche perché è quella la nostra impostazione: riuscire a rispondere al bisogno di aggregazione, e allo stesso tempo, assumere come prioritaria la necessità di un riscatto sociale che sia veramente alla portata di tutti. Lo facciamo attraverso il cinema, la musica e le immagini, con i nostri mezzi e il nostro linguaggio che parla di mutualismo, cultura solidale e dignità del lavoro”.

Siete riusciti così a intercettare nuove persone coinvolgendole nel progetto?

“Sì, ed è stata la soddisfazione più grande. Ricordo che al secondo corso di fotografia, partecipò anche una coppia di signori, residenti della zona, che non avevano nemmeno la macchina fotografica. Erano semplicemente stanchi di sentirsi dire dai figli che non erano capaci a fare le foto con lo smartphone, e così hanno deciso di imparare con noi. Siamo anche usciti da Tor Bella Monaca e abbiamo messo in pratica le nozioni imparate durante il corso in giro per la città”.

Il progetto di Bella Vera è chiaro, semplice, ed allo stesso tempo ambizioso: una periferia che sappia interloquire con il resto della città, che sia in grado di giocare un ruolo da protagonista nelle dinamiche territoriali, scrollandosi di dosso l’etichetta di degrado e riappropriandosi degli spazi collettivi, dimostrando che anche a Tor Bella Monaca è possibile uscire e trascorrere una serata in compagnia.

“Dobbiamo essere capaci di metterci sempre in discussione, non possiamo aver paura di reinventarci, di sperimentare.  Cerchiamo di farlo in modo originale, come quando il mese scorso, durante San Remo abbiamo organizzato, per la serata dei duetti, una proiezione nella nostra sede in collaborazione con Radio Left Wing e la pagina satirica “Socialisti Gaudenti”. Un modo ironico per far vivere le serate sanremesi anche a Tor Bella e che ha riscosso un enorme successo, con gente che addirittura è venuta da fuori Roma per assistervi”.

Avete altri progetti per il futuro?

“Assolutamente sì, e saranno tutti progetti di aggregazione civica e di valore culturale. Ancora non posso svelare di che cosa si tratterà, ma abbiamo in cantiere un bel po’ di sorprese. Continueremo ad impegnarci e lavorare per rendere bello un quartiere che agli occhi dei più non lo è. Perché Tor Bella Monaca non è solo il luogo dove si trova una delle più grandi piazze di spaccio d’Europa. È molto più di questo. Qui ci sono associazioni, comitati, singoli cittadini che ogni giorno portano avanti una battaglia difficilissima in una realtà territoriale che è attenzionata solo per fatti di cronaca negativi; una battaglia per la legalità, per la socialità e per la cultura, con la quale vogliamo opporci sia al degrado sociale che all’abbandono istituzionale. Giacomo Capriotti

 

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