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BASF, blitz a sorpresa della Spe e dell’Arpa Lazio

ImpiantoBasfIl blitz, avvenuto il 13 maggio, è stato disposto dalla Procura di Roma ed ha visto il dispiegamento di 150 agenti del gruppo Spe della Polizia Municipale e degli operatori dell’Arpa Lazio. Il 19 maggio, inoltre, è stato accertato l’inquinamento delle falde acquifere. Indagati due dirigenti dello stabilimento.

Nella mattinata di martedì 13 marzo il gruppo Spe (Sicurezza Pubblica ed Emergenziale), capitanato dal Comandante Antonio Di Maggio, ha effettuato un’operazione a sorpresa presso lo stabilimento Basf di Case Rosse. Al blitz hanno partecipato anche alcuni operatori dell’Arpa Lazio, incaricati di effettuare analisi a campione per verificare i “paventati rischi di inquinamento ambientale nell’area della fabbrica Basf e nelle falde acquifere”. Lo stabilimento, infatti, da circa 50 anni si occupa di ricavare metalli preziosi attraverso la combustione di agenti chimici, un processo che causa la costante fuoriuscita di fumi dai camini dell’impianto. I comitati di quartiere di Settecamini e Case Rosse definiscono l’operazione un  “segno evidente che sta andando avanti l’inchiesta avviata e promossa dalle molteplici denunce” effettuate in questi ultimi anni.

SequestoLagoBasf2SequestroLagoBasf01SequestoLagoBasf3L’inquinamento delle falde acquifere

A pochi giorni di distanza dal blitz, nella mattinata del 19 maggio la Polizia muicipale, guidata dal Comandante Antonio Di Maggio, e la Polizia Provinciale, seguita dall’Arpa Lazio e dall’Asl Rm/B, ha posto sotto sequestro il laghetto di pesca sportiva situato di fronte lo stabilimento Basf. Secondo le indagini ci troviamo di fronte alla prova concreta dell’inquinamento delle falde acquifere: dai risultati delle analisi effettuate circa due mesi fa si evince una concentrazione superiore ai livelli consentiti di metalli pesanti (nichel, arsenico, manganese ed alluminio) e sostanze inquinanti (dibromoclorometano, bromoclorometano, ricloroetano e tribrometano). Secondo la ricostruzione dei fatti, dall’impianto venivano sversati rifiuti speciali senza previo filtraggio, andando a contaminare la falda acquifera che risulta essere la stessa del lago sportivo: attualmente risultano indagati due dirigenti dell’azienda. Il sequestro dell’attività, dunque, è da ritenersi esclusivamente legato alle responsabilità Basf la quale, oltre ad essersi resa protagonista dell’inquinamento dell’area circostante, è divenuta anche la causa della chiusura di un lago che dava lavoro ad un’intera famiglia.

Una storia di autorizzazioni provvisorie

L’impianto, nato nel 1956, sorgeva in un territorio deserto e lontano dal centro abitato: l’edificazione del quartiere, infatti, è avvenuta tra gli anni ’60 e gli anni ’90. Già nel 1993 la Regione Lazio si interessò alla questione, sospendendone l’attività per un breve periodo di tempo. Nonostante i cattivi odori venissero già da tempo respirati dai residenti, tra il 1999 ed il 2000 si ebbero i primi veri problemi legati alla rottura di un serbatoio di Acido Cloridico ed allo scoppio di un incendio nello stabilimento. Ma è solo verso il 2002 che si assistette al vero e proprio scandalo: il Comune diede l’autorizzazione per costruire 210 nuovi alloggi ed un asilo nido nelle prossimità dello stabilimento, mettendo a rischio la salute degli abitanti. Dal 1993, dunque, si assiste una continua presentazione di autorizzazioni provvisorie che, però, si sono dimostrate tutt’altro che temporanee. Nel 2011, inoltre, l’allora Presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, aveva rilasciato l’ultima AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) della validità di ben 6 anni. Nel frattempo, da Veltroni ad Alemanno, si è passati attraverso un’era di continue promesse di delocalizzazione dell’impianto, ovviamente mai mantenute.

Controlli sulle emissioni e parere dell’ASL

La storia dell’impianto Basf si infittisce quando il 26 marzo 2009 l’Asl Roma B esprime “la contrarietà al rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale per l’impianto di trattamento termico dei catalizzatori esausti, a causa del rischio per la salute pubblica che esso viene a determinare nel contesto urbanistico realizzatosi”. Nonostante il documento redatto dall’Azienda Sanitaria, pochi mesi dopo arriva l’ennesima Autorizzazione Integrata Ambientale. Nello stesso anno, inoltre, sono stati prescritti dei controlli sulla qualità dell’aria da parte dell’Istituto Superiore di Sanità: nonostante le richieste dei cittadini, però, delle analisi non vi è traccia.

La trattativa per la delocalizzazione

Sempre nella giornata di martedì 13 maggio i Comitati di Case Rosse e Settecamini sono stati ricevuti dal Dott. Luca Lo Bianco, Capo Segreteria dell’Assessorato alla Trasformazione Urbana, per dibattere circa la delocalizzazione della Basf che, probabilmente, avverrà tra 2 o 3 anni. “La questione Basf sta assumendo dei risvolti inquietanti – commenta Daniele Grasso, Presidente della Commissione Servizi Sociali del Municipio VI – non vorrei che questa sia solo la punta dell’iceberg. L’Amministrazione comunale, insieme a quella regionale, si stanno impegnando al fine di gettare luce sulla questione”.

Lucrezia La Gatta

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