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Atac, la municipalizzata degli orrori e della vergogna

deposito-atac-730x400Parentopoli, mancate riparazioni, allarme assicurazione e sprechi decennali: la ricetta su come far morire un’azienda dei trasporti pubblici a Roma.

Ottocentocinquanta bus fermi nelle rimesse: è il numero impietoso degli ultimi dati forniti da Atac. Lo scandalo è presto servito. L’azienda municipalizzata romana non è in grado di riparare i mezzi su gomma che si rompono. La causa? Mancano i fondi necessari per pagare i fornitori dei pezzi di ricambio. Si è stimato che circa il 36% delle vetture disponibili (quindi 850 su 2300 bus) nel parco mezzi delle sette rimesse della Capitale sono fermi e probabilmente ci rimarranno ancora per molto tempo. Il disagio continua ogni giorno per Atac. Per garantire le frequenze programmate servono almeno 1600 vetture, mentre, nel migliore dei casi, se ne dispongono 1450. Qualche tempo fa si è rischiati di rimanere a piedi per mancanza del carburante, e l’allarme non è affatto rientrato. Non solo Atac non ha i soldi per pagare le riparazioni, ma anche la benzina, le consulenze e le pulizie sono perennemente a rischio. Tutto ciò a causa degli immensi debiti accumulati negli anni (fino al 2013 era di 429 milioni), tra i cosiddetti “portoghesi” – coloro che usufruiscono del servizio gratuitamente, non timbrando il biglietto – e degli scandali politici e giudiziari. Parentopoli è solo la punta dell’iceberg del sistema di corruzione che ha attecchito nel mondo dei trasporti pubblici e l’ha reso scadente e ai limiti della civiltà. Scene di autobus stracolmi – che non riescono nemmeno a chiudere le portiere per l’affollamento – e tempi di attesa interminabili sono ormai il pano quotidiano per i tantissimi pendolari romani. Con l’aumento del prezzo della benzina degli scorsi mesi l’Atac aveva registrato un buon incremento dei viaggiatori sui mezzi su gomma, ferro e metropolitane. Eppure l’aumento dei pendolari non è stato supportato da una corretta gestione del fabbisogno della Capitale, che si è trovata in una situazione sempre più precaria e fallimentare.

Tra vecchi bus e razionalizzazione

In circolazione sulle strade capitoline (spesso disastrate) ci sono soltanto 1450 mezzi disponibili al giorno.  E se si guastano? Rimangono nelle officine in attesa di essere riparati. “Si è constatato -spiega Athos de Luca, Consigliere Pd capitolino nella commissione Mobilità – che ogni giorno tornano alle rimesse di partenza circa 200-300 mezzi Atac, che puntualmente vengono riparati nei giorni successivi”. Questo perché le officine dei sette depositi sparsi per Roma (Tor Sapienza, Collatino, Portonaccio, Grottarossa, Acilia, Magliana, Tor Pagnotta) chiudono alle 13.30 e non effettuano i lavori nel pomeriggio. Inoltre, le riparazioni dei mezzi sono esternalizzate e spesso avvengono in tempi lunghi, data la scarsità di addetti alla manutenzione dei mezzi di superficie. La spiegazione alle continue riparazioni è banale: le vetture sono vecchie, l’età media è di 11-12 anni, rispetto alle media di 8 anni delle altre città europee. L’ultima volta che Atac ha dato una “svecchiata” al suo parco mezzi risale al 2013, con l’acquisto di 301 veicoli.

Una novità potrebbe arrivare per i bus notturni, fino ad ora gestiti da Roma Tpl Scarl. Un piano industriale dell’Atac prevede l’introduzione di bus h 24 al posto dell’inefficiente servizio notturno, che non riesce a soddisfare la clientela né per gli orari e né per i percorsi. Sono tanti i quartieri di Roma (come Ponte di Nona) ad essere abbandonati dal servizio anche prima dello scattare della mezzanotte, tra le 23.30 alle 4.30. Il progetto fa parte della “razionalizzazione” dei bus di superficie -che ha visto la soppressione di 43 linee, tagli del 50% dei chilometri e un risparmio di 10 milioni di euro annui- ed è ancora al vaglio dei tecnici. Un altro sintomo della mala gestione dell’Agenzia della Mobilità è la Metro C e l’organizzazione della navetta 50 express. Dopo i primi tempi e la gestione Tpl (criticata per i troppi bus impiegati), l’Atac non ha fatto certo di meglio. Oltre a sopravvalutare il flusso di pendolari (i tanti bus lunghi 16 metri fermi sono uno spreco, come gli autisti intenti in chiacchiere da caffè), la tratta Express lo è solo di nome. La linea è divenuta una sostituta (inutile) della linea Giardinetti-Laziali e della linea 105 e effettua tutte le fermate e non un paio come in precedenza. Come credere, quindi, ai progetti (utopici) dell’Atac che prevedono l’arrivo di 330 nuovi autobus e un aumento del 10% nella regolarità delle corse?

“Tutti a piedi, bus e metro senza assicurazione”

Viaggiare sui mezzi pubblici e non avere l’autorizzazione? Tutto ciò sarebbe possibile a Roma. “Il 2 marzo a mezzanotte è scaduta la copertura, sono oltre 48 ore che non c’è assicurazione”: l’allarme è stato lanciato dai sindacati il 4 marzo. In caso di sinistro stradale, sarebbe stato il Comune di Roma a pagare. Dopo le dichiarazioni “shock” -forse suscitate dalle questioni recenti riguardo al progetto di privatizzazione dell’Atac – l’azienda dei trasporti ha subito smentito le voci. I sindacati (Cgil, Cisl, Uil, Fna, Snfia e Ugl) hanno invitato i cittadini a non salire sui mezzi pubblici in assenza di un contratto che li tutelasse, ma, dopo la pubblicazione della nota, la Cgil ha fatto marcia indietro e si è dissociata dalla compagine sindacale. Una secca smentita è arrivata dall’Atac: “Tutti i mezzi di trasporto della flotta Atac sono coperti da regolare assicurazione e quindi la copertura contro eventuali incidenti assicurata”. La situazione è arrivata al limite del ridicolo.

Parentopoli non è mai finita

Lo scandalo che, più di tutti, ha scoperchiato gli affari sporchi dei dirigenti e dei politici è Parentopoli. Nei suoi 5 anni di mandato l’ex Sindaco di Roma, Gianni Alemanno -ora accusato di pesanti reati per Mafia Capitale-, ha piazzato in un colpo solo 844 persone e cinque amministratori delegati nell’Azienda capitolina e ha creato una fitta rete di intrighi e assunzioni sospette. Sprechi, inefficienze e spese assurde: al centro dell’operato dei dirigenti c’era di tutto, tranne la tutela e il buon funzionamento della rete dei trasporti pubblici. La Ragioneria di Stato sta ancora analizzando i documenti e la contabilità della municipalizzata negli anni 2009-2013. Atac ha grossi debiti da sanare, nonostante il flusso di denaro concesso dal Comune. Dei 851 milioni di euro incassati nel 2013, solo 317 milioni erano provenienti dalla vendita di biglietti e abbonamenti; gli altri soldi erano le tasse dei cittadini. Nel 2009 Atac non era in grado di comprare nuovi mezzi e garantire un servizio efficiente, ma è riuscita a permettersi l’assunzione in blocco di 844 persone, portando la forza lavoro a 12.957 unità. Nel rimpasto sono stati nominati 7 nuovi dirigenti, ma “non si sa come”. Gli stipendi sostanziosi non erano elargiti ai conducenti su strada, ma agli impiegati, utilizzati per non si sa quale compito, che avevano diritto a premi di produttività. Una delle voci che ha contributo a fiaccare il bilancio già in rosso dell’azienda sono state le spese di rappresentanza. Nelle fatture gli ispettori hanno scovato scontrini di lavanderie, pasticcerie, pizzerie e panifici, addebitati all’azienda. L’Atac non riuscirà a riprendersi dagli scandali che l’hanno scossa in questi anni. Lentamente sta colando a picco tra i debiti e la sua incapacità di gestire le risorse. Quale sarà il destino dei pendolari? Melissa Randò

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