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Atac, i conti in rosso e gli autobus “Made in China”

deposito-atac-730x400L’azienda dei trasporti capitolina deve risollevarsi da un debito spaventoso e la Byd, azienda cinese interessata ad entrare nella società romana, rappresenta una manna al cielo. O quasi. Chi garantisce che non sia una svendita?

L’azienda municipalizzata dei trasporti romani potrebbe presto parlare mandarino. Ad annunciarlo il Sindaco di Roma, Ignazio Marino, a margine di un sopralluogo alla Stazione Tiburtina il 13 marzo. Marino ha spiegato che al momento Atac sta sperimentando un autobus di 12 metri prodotto da una società cinese. La conclusione delle trattative -trapelate già nel dicembre scorso- dovrebbe arrivare nelle prossime settimane per voce dell’Assessore alla Mobilità, Guido Improta, che sta cercando di dare nuova linfa ad Atac puntando alle partnership internazionali. Il parco mezzi del trasporto pubblico della Capitale potrebbe, quindi,  essere presto rivoluzionato e svecchiato – l’età media dei veicoli è di circa 13 anni- dall’arrivo di nuovi veicoli, rigorosamente “Made in China”, più green e meno inquinanti, marchiati dell’azienda del 43enne Wang Chaunfu. Considerato l’imprenditore più ricco di Cina (con un patrimonio stimato in 5,8 miliardi di dollari), Chaunfu è il fondatore della Byd (Built Your Sistem), azienda che realizza auto elettriche, autobus e veicoli commerciali e conta più di 180.000 dipendenti. Il magnate dagli occhi a mandorla potrebbe rivestire un ruolo importante nel processo di correzione dell’Atac, sfiancata da scandali, dirigenti troppo costosi e un sistema “su gomma” che stenta a funzionare. Un incontro tra Marino e Chaunfu ha lasciato pochi margini di incertezze: il magnate cinese è pronto ad investire in Atac circa un miliardo di euro, mettendo a disposizione 1800 mezzi di trasporto attraverso l’acquisto in leasing. L’operazione dovrebbe essere spalmata in diversi anni e potrebbe rappresentare una svolta per la disastrata situazione dell’Azienda dei trasporti pubblici romana. La Byd potrebbe fornire mezzi elettrici, fonte di risparmio per Atac in termini di manutenzioni (a carico di Byd) e di acquisto di gasolio. Il Campidoglio ha ipotizzato un accordo basato sul leasing, ovvero un “affitto, noleggio”, strumento finanziario che consente un pagamento rateale con vetture funzionanti e in cui è compresa la manutenzione (comprese le batterie). Si parla di un rinnovo di un terzo della flotta dei bus di Atac che è, ad oggi, stimata in 2.085 unità, molte delle quali ferme nei depositi in attesa permanente di una riparazione che non arriva, a causa della mancanza di una copertura finanziaria. Dove sono i sindacati? Le proposte del Campidoglio sono state condannate dalle forze dell’opposizione capitolina che accusano la Giunta di Marino di “favorire la privatizzazione dell’Atac”. L’allarme è stato lanciato anche perché si teme un’ipotetica svendita e liquidazione dell’azienda municipalizzata romana. Nel frattempo i sindacati stanno a guardare e nessuna voce esce dal coro silenzioso. Melissa Randò

 

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