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Asili nido verso la privatizzazione?

Asilo-nidoNel Documento Unico di Programmazione 2016-2018 è previsto un piano per le scuole materne e i nidi. Vendita e gestione ai privati le volontà dell’Amministrazione.

Si colpiscono di nuovo gli asili e le materne. I luoghi in cui gli uomini e le donne di domani fanno i primi passi verso l’educazione sociale e l’istruzione. E’ stato disposto nel documento unico di programmazione un piano apposito che prevede la vendita a privati delle scuole materne e la gestione sempre a privati di 17 asili nido di Roma.  “Le notizie dell’intenzione da parte dell’amministrazione comunale di cedere 17 nidi ai privati e la scuola dell’infanzia allo Stato – commentano in una nota dal coordinamento USB –  ci conferma un sospetto già da lungo tempo maturato: le diverse amministrazioni che si sono susseguite in questi anni non hanno avuto a cuore un’educazione di qualità, non hanno voluto investire sul futuro e hanno lasciato i nostri servizi alla deriva. Il Campidoglio vuole risparmiare sui bassi stipendi delle educatrici e qualsiasi lavoratore sa che quando è mal pagato non si fa bene il proprio lavoro”.

Il piano del Comune colpirà pesantemente le educatrici: sono 2mila le persone con contratto a termine, 5mila se si considerano anche le scuole materne. In un contesto così precario a farne le spese è il servizio reso. “La stabilizzazione del personale migliora la qualità del lavoro”, commentano da USB. Ricordiamo che ad oggi le educatrici sono costrette ad accudire i bambini con un rapporto di 1 a 6, ma spesso si arriva ad avere affidati da contratto anche 7 bambini.

Occuparsi di neonati è un lavoro delicatissimo che spesso viene svolto in condizioni non ottimali. “Manca una riforma del servizio educativo 0-3 anni. Meno incarichi per le operatrici e più tempo”, commentano da USB. “Occorre un piano che valorizzi la professionalità delle educatrici, serve un progetto educativo. Qui non si tratta di cambiare solo i pannolini”, tuonano le educatrici. La privatizzazione pone molti dubbi “perché la situazione si presta ad un maggiore sfruttamento”.

Per protestare contro questo ulteriore tegola, le operatrici, sotto la bandiera USB,  hanno manifestato, organizzando un’assemblea presso la Sala Promoteca del Campidoglio, seguita poi da un piccolo corteo  e un sit-in. “No Kapo e caporali, per educare siamo tutte uguali”, recitavano alcuno striscioni. Obiettivo della manifestazione quello di chiedere al Commissario Tronca un tavolo.

 Dal canto suo, il Commissario Tronca ha spiegato che questo provvedimento si rende necessario per fronteggiare la richiesta dei bambini in lista di attesa. Non avendo a disposizione i fondi necessari (6 milioni e 500mila circa), il Campidoglio “propone di avviare un progressivo passaggio alla gestione in concessione, che consentirebbe una minor spesa per ciascuna struttura stimata in 450mila euro annui”. Per quanto riguarda le materne, per abbattere le liste di attesa serberebbe altre 90 sezioni a tempo pieno e una cifra che si aggira intorno ai 12 milioni e 375mila Euro l’anno.

Alle proteste arrivate anche dai minisindaci dei municipi, Tronca ha risposto che “il piano è coerente con quello lasciato dalla scorsa amministrazione”. Tiene però a sottolineare che”il documento, relativo al triennio 2016-2018, delinea scenari ipotetici da valutare in sede di redazione del bilancio di previsione – a partire dall’attuale situazione articolata in 209 nidi a gestione diretta pubblica e solo 7 strutture in concessione – e trae origine, da un lato, dalla considerazione dei significativi minori costi imputabili alla gestione in concessione rispetto a quella diretta, dall’altro, dalla possibilità di ampliare i posti disponibili per l’utenza, riducendo le liste di attesa. Ferma restando la volontà dell’Amministrazione Straordinaria Capitolina di garantire gli attuali livelli occupazionali e la piena efficacia del servizio pubblico, si specifica che qualsiasi percorso applicativo vedrà la necessaria condivisione di qualsiasi decisione strutturale, che verrà assunta – come sempre – previo dovuto confronto con le parti sindacali e con tutti gli attori interessati”. Federica Graziani

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