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Antonio Cataldi, un saggio sull’azione missionaria italiana durante il colonialismo mussoliniano

Antonio Cataldi è un docente di Religione nella scuola media di Castelverde. È uno storico contemporaneo, ricercatore di storia dell’arte. Ha pubblicato saggi di storia contemporanea e di storia dell’arte, soprattutto in ambito coloniale. Ha fatto esperienze di volontariato e studio nel Congo, Uganda, Haiti e nel resto del mondo. Giunto nella periferia romana, ha iniziato a occuparsi della riqualificazione urbana, impegnandosi nell’irrisolutezza delle opere e organizzando giornate ecologiche.

Questa pubblicazione è una rimodulazione della sua tesi in dottorato di storia contemporanea. È inoltre autore di altre pubblicazioni, come di saggi all’interno di libri di studi inediti e approfondimenti (come quello per l’editrice vaticana) e saggi di politica africana e di storia dell’arte.

 Professore, come nasce questo libro?

Nasce da una ricerca di dottorato, la quale deve attingere da materiale inedito, ancora non scandagliato da altri studiosi. Ho quindi deciso di dare un taglio diverso alla mia tesi che era di storia contemporanea, andando a indagare un aspetto poco conosciuto e scandagliato: la storia coloniale italiana e la presenza dei missionari cattolici nell’Africa Orientale

A metà degli anni Settanta, infatti, il mito dell’italiano “buon” colonizzatore ha iniziato a scricchiolare e l’intento di questo libro è quello di aprire uno spiraglio sull’effettivo comportamento degli italiani nelle colonie.

 Ci presenti il suo libro…

Siamo nell’arco di tempo che va dal 1936 a 1941 e Mussolini, spinto dal suo grande amore per l’imperialismo e dall’esigenza di trovare un “posto al sole” per rispondere allo strabordare della popolazione italiana, decide per la spedizione coloniale in Etiopia (unico paese africano rimasto dopo la spartizione delle altre potenze europee). Un Paese comunque già strutturato al suo interno, con una propria chiesa cristiana ortodossa, fondata da evangelizzatori del terzo o quarto secolo. Ma i cattolici vogliono spazzare via la chiesa ortodossa.

 Qual è stata l’azione dei missionari cattolici italiani?

C’è sicuramente da fare un distinguo: i missionari non sono colonizzatori. Erano poco più di quattrocento, tra uomini e donne. Il loro compito era quello propriamente interno alle colonie, e quindi assistenzialismo agli immigrati italiani e ai soldati che combattevano in quel paese straniero. Ma era anche quello di portatori dell’annuncio del Vangelo; un’azione civilizzatrice nella popolazione locale. La loro vita era difficile, come testimoniano lettere che ci sono giunte, fino ad arrivare a perdere la fiducia nell’azione trionfatrice che lo stesso Mussolini aveva tanto decantato. Si sentono come il Cristo perseguitato. Hanno sicuramente trovato meno difficoltosa la missione nelle circoscrizioni prive della presenza religiosa cristiana, rispetto invece ai territori in cui c’era una già radicata fede religiosa.

Giordana Maddalena

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