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Antonio Ambroselli: l’eroe, l’uomo e il finanziere di Villaggio Breda

ambroselli 2Anche il quartiere di Villaggio Breda, è stato interessato al II Conflitto Mondiale. La sua fabbrica ha ospitato tantissimi sfollati, molti dei quali riuscirono a sfuggire grazie ad Ambroselli, a cui devono la loro vita.

Una storia sepolta in un cassetto e mai raccontata è stata riscoperta dopo 70 anni. Quasi nessuno conosce Antonio Ambroselli e la sua vita di sacrificio e coraggio filantropico verso gli altri. Antonio era un cittadino comune che divenne un eroe semplice e silenzioso, ma solo oggi la sua figura ha trovato finalmente un riconoscimento. Ma chi era Antonio Ambroselli? Il Maresciallo Maggiore Aiutante Antonio Ambroselli, classe 1915, dopo un’esperienza bellica in Albania, nel 1942 fu destinato al Comando Scalo Ferroviario di Roma Tiburtina, dove entrò a far parte della “Banda Fiamme Gialle”, un nucleo partigiano aderente al Fronte Militare Clandestino di Resistenza, comandato da Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo (poi trucidato nell’eccidio delle Fosse Ardeatine). L’obiettivo della squadra partigiana era organizzare delle pericolosissime sommosse anti-tedeschi durante il servizio di Polizia. A causa dell’occupazione tedesca, Roma e la Stazione Tiburtina divennero un luogo dove sfollati della provincia di Latina e Frosinone furono utilizzati nelle fabbriche tedesche e dove gli ebrei romani, ammassati come bestie, partivano per Auschwitz per non fare più ritorno. E proprio qui  iniziò la pericolosa azione umanitaria di Ambroselli che, aiutato da un suo amico nell’Esercito e Michele Bolgia (un ferroviere “guardasala” che forniva loro gli elenchi delle partenze dei treni), fece scappare oltre un migliaio di giovani rastrellati a Roma, anche ebrei catturati e diretti nei campi di concentramento.

Il nome di Antonio Ambroselli è legato, però, al “Villaggio Breda”. All’epoca il quartiere era un agglomerato di casupole che ospitavano gli operai che lavoravano nella Fabbrica Breda – stabilimento che fabbricava armi, fortemente voluto da Benito Mussolini in previsione di un conflitto mondiale – divenuto, durante la guerra, un campo per sfollati insieme al Campo d’Internamento Tedesco “Breda”, situato all’interno della ex Fabbrica Armi di Ernesto Breda, oggi nel quartiere di Torre Gaia. Nella “Roma città aperta” tra il 1943 e 1944 Antonio Ambroselli e la moglie, Mafalda Cangelmi, si resero protagonisti di una serie di azioni eroiche: salvarono tantissime vite umane, trasformando quei prigionieri in dipendenti della Croce Rossa, altri vennero fatti fuggire dal Campo ed altri furono ospitati da parenti, amici o addirittura nella casa di Ambroselli. Nella primavera del 1944 fu anche arrestato dai Tedeschi al Campo d’Internamento Breda, ma, nonostante fu torturato e minacciato di fucilazione, non denunciò nessuno e fu liberato. La memoria dell’eroe Antonio Ambroselli – che ha ricevuto due medaglie nel 2012 (la Medaglia d’Oro della “Fondazione Canergie” e la Medaglia di Bronzo al Merito Civile conferita dal Presidente della Repubblica Italiana) – prosegue attraverso suo figlio Sandro che ha fondato un’associazione dedicata al padre e ha condotto numerose ricerche storiografiche (durate 10 anni). “Nonostante mio padre sia morto all’età di 60 anni prima di poter raccontare la sua esperienza alle nuove generazioni – racconta a margine Sandro Ambroselli, il figlio dell’eroe, durante un incontro al Liceo “Edoardo Amaldi”, di Tor Bella Monaca- è importante conservarne la memoria. Ormai da qualche anno giro l’Italia e sono felice di poter narrare una storia vera di coraggio e di altruismo ancora a troppi sconosciuta”. Melissa Randò

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