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Aniene, il risveglio della Basf: la richiesta di nuova Aia mette in allarme i cittadini

carta-interramentiIl 20 dicembre scorso si è tenuta la conferenza di servizi per esaminare, in fase istruttoria, la richiesta di una nuova Autorizzazione Integrata Ambientale della Basf, il più grande produttore di catalizzatori del globo, a ridosso dell’Aniene.

Nel 2009 la Basf aveva smesso di funzionare per iniziativa dell’allora sindaco Alemanno e del presidente della Commissione Ambiente De Priamo. L’Aniene, che dalla Villa Adriana fino alla sua immissione nel Tevere conta ad oggi ben 324 scarichi industriali e domestici, aveva ottenuto la pietà che per troppo tempo gli era stata negata. La valle del fiume, zona di una rilevanza storica e archeologica da far impallidire le città d’arte europee, ebbe la fortuna/sfortuna di avere troppo da raccontare tra le Latomie di Salone – le cave di marmo travertino che hanno permesso la realizzazione del Colosseo nell’età dei Flavi – e il terreno attorno alla villa di Adriano, scavato per appena il 30% del suo potenziale.

“Buche già pronte per essere luogo di smaltimento illegale di rifiuti – ripete da anni Paolo Cartasso per l’Associazione Case Rosse 2014 – La differenza con la Terra dei Fuochi della Campania è proprio qui: a Napoli e dintorni la malavita doveva scavare prima di interrare, mentre nella zona est di Roma le buche erano già pronte”. Un risparmio notevole che per decenni ha permesso l’interramento selvaggio di ogni tipo di materiale contro cui proprio Cartasso, insieme a molte altre associazioni del quadrante est della Capitale, combatte da tempo.

La Basf è infatti uno dei tasselli dell’intricato puzzle che mina la salute dei cittadini romani di questo versante, stretti tra la morsa della discarica di Rocca Cencia, i roghi tossici dei campi di Salone e i 324 scarichi dell’Aniene. “C’è una strana incidenza del tasso di presenza di tumori tra il Municipio VI e IV di Roma rispetto agli altri – evidenzia Cartasso – Una possibile spiegazione può essere proprio nell’acqua che tutti i giorni viene usata attraverso i pozzi di captazione per irrigare gli orti. Nei decenni passati non tutti avevano l’acqua potabile attraverso le conduttore, e alcuni ancora oggi ne sono sprovvisti”.

Da un’indagine della Spe, il corpo della Polizia Locale con sede a Ponte di Nona e che il Campidoglio pare voglia accorpare alla Fluviale di via Macedonia, sarebbero presenti in 3 pozzetti sui 4 controllati in zona Castelverde tracce di metalli pesanti. “Questi non sono pericolosi nell’immediato – precisa Cartasso – ma a lungo andare favoriscono la nascita e il proliferare delle cellule tumorali. Non possiamo escludere una correlazione”.

Non è un caso che già nel 2014 allora la magistratura aveva deciso di sospendere l’Autorizzazione Integrata Ambientale. Anche l’Arpa Lazio – il Centro Regionale della Qualità dell’aria – in un dossier del 2011 analizzava lo stato dei terreni attorno a Lunghezza dove erano stati sversati i materiali di risulta per la realizzazione della ferrovia Roma – Napoli. Piombo, rame e idrocarburi fuori norma.

Persino un documento firmato dal dottor Magrelli – direttore UOC Igiene Pubblca dell’Asl Roma B – allarga il discorso parlando di interramenti e sversamenti di solventi con possibile inquinamento delle falde acquifere. Ipotesi che rischiano di trovare conferme sempre più pesanti, soprattutto in zona Lunghezza e Tor Cervara. “In generale – si legge nel dossier firmato da Magrelli – un’eventuale presenza di solventi nei pozzi potrebbe far sospettare la percolazione degli stessi nelle falde idriche a partire da interramenti di rifiuti industriali o comunque pericolosi”.

Ad oggi non esistono dati aggiornati. Paolo Cartasso, per l’Associazione Case Rosse 2014, in conferenza servizi chiede esattamente questo: verificare la presenza di metalli e un contatore geiger per la radioattività – la zona del Tecnopolo, tra Case Rosse e Aniene, nasconderebbe sotto di sé rifiuti ospedalieri. Mentre nella stessa i dirigenti della Basf avrebbero chiesto di riaccendere un solo forno per poter recuperare gli scarti di produzione, senza riaprire completamente il ciclo di lavorazione.

 “L’Associazione non corre a spada tratta contro la Basf – sottolinea Cartasso – i cui dirigenti si sono mostrati molto solidali nei confronti delle nostre richieste. L’unica cosa che chiediamo è il rispetto di uno dei diritti fondamentali dell’uomo: la salute”. Flavio Quintilli

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