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Amministrazione Raggi e movimenti, fiducia al capolinea?

14523270_1750831218514319_2365138254034029607_nLe realtà sociali, anche quelle che avevano mandato segnali di apertura al M5S, lamentano mancanza di discontinuità: “Amministrazione incartata su se stessa”.

Roma vuole cambiare. Questo il messaggio principale dei trenta interventi, di cinque minuti l’uno, che si sono susseguiti il 4 ottobre in un’ assemblea pubblica di fronte al Campidoglio a cui hanno partecipato più di  500 persone. Al centro dell’iniziativa, la lotta contro le privatizzazioni e a favore dell’internalizzazione dei servizi pubblici, per la rinegoziazione del debito e contro la logica del pareggio di bilancio. Senza dimenticare la drammatica emergenza abitativa della città, che ha portato ad avanzare l’ennesima richiesta di moratoria su sgomberi e sfratti, non senza sottolineare polemicamente la mancanza di un vero “assessorato alla Casa” all’interno della giunta Raggi.

La mobilitazione è stata promossa da un variegato cartello della sinistra radicale romana (sindacati di base, centri sociali, associazioni, tra cui Usb, Rete dei Comunisti e Carovana delle periferie), e ha visto la partecipazione di precari, insegnanti comunali, lavoratori dei canili, dipendenti di Atac, di Ama e di Roma Multiservizi, cittadini interessati (cioè truffati) dai Piani di Zona, oltre che di militanti e attivisti. Insomma, una numerosa rappresentanza del “mondo di sotto” capitolino, quello più duramente colpito dalla crisi e dallo scempio lasciato dalle precedenti giunte. Lo stesso che in alcuni casi aveva riposto aspettative (e voti) nella giunta a 5 stelle, soprattutto sulla promessa di radicale cambiamento fatta in campagna elettorale. Alcune realtà sociali, in particolare, alle recenti comunali avevano apertamente sostenuto la Raggi e il M5S (almeno al ballottaggio), mentre altre avevano solo mantenuto un atteggiamento più attendista o quantomeno di non aperta ostilità; altre ancora,  quelle che nei territori partecipavano alle giunte di centrosinistra, hanno invece invitato apertamente a votare per i candidati del Pd, come ha fatto Andrea Catarci nell’VIII municipio, contro gli sfidanti del M5S, di certo spesso non eccelsi ma pochi mesi fa dati comunque in rapida ascesa elettorale.

Un fronte di (op)posizioni variegato e dalle diverse sfaccettature. Sullo sfondo, la temuta delibera 140 dell’amministrazione Marino, poi ripresa dal commissario Tronca, che di fatto ha messo sotto sgombero la maggior parte delle realtà sociali:  l’idea della giunta Raggi sarebbe quella di sospendere gli sfratti per procedere all’esame, caso per caso, di tutte le realtà. Intanto però è stato sgomberato lo storico Corto Circuito e piovono lettere di sfratto nei confronti di diverse realtà sociali.

Una parte dei movimenti non ha difficoltà a riconoscere che la giunta comunale è stata (ed è) seriamente osteggiata da una macchina amministrativa ancora fortemente attraversata dai meccanismi in cui Mafia Capitale ha proliferato e prosperato, e che il governo cittadino subisce un attacco mediatico infamante, promosso da quei “campioni dell’ultraliberismo” (quasi tutti i partiti, PD in testa, stampa e gruppi economici) che sembrano interessati ad un rapido commissariamento del Comune.

Gli “alibi” che i movimenti possono fornire alla giunta, però, finiscono qua. Il Campidoglio blindato, l’imponente spiegamento di polizia, l’assenza di rappresentanti dell’amministrazione non sono le risposte che i movimenti si aspettavano. Inizialmente prevista nella Sala della Promoteca, l’assemblea si è poi tenuta sulla scalinata di fronte al Palazzo Senatorio, provocando il risentimento di organizzatori e manifestanti, che hanno lamentato la chiusura del “palazzo” alla cittadinanza, proprio come facevano le vecchie giunte. Sembra poi che il divieto ad utilizzare la Sala della Promoteca “per un’assemblea di tipo politico” venga proprio dal discutissimo Raffaele Marra, ex alemanniano considerato importantissimo dalla Raggi nonostante l’aperta ostilità di Beppe Grillo e dell’ala “sinistra” della giunta, assessore (all’Urbanistica)  Berdini in testa. In campagna elettorale il M5S ha espresso la chiara volontà di non privatizzare i servizi, (a partire da rifiuti, trasporti, asili, acqua) ma, lamenta il sindacato USB (il quale figura tra quegli spezzoni di movimento che hanno sostenuto la Raggi), non è stata data ancora nessuna direttiva in tal senso. Si denuncia inoltre che non sono state sanzionate “ripetute irregolarità” delle aziende del trasporto privato, mentre sul fronte degli asili si rimprovera che non è ancora chiaro il piano assunzionale per il precariato storico.

La sindaca era stata invitata a discutere con associazioni e cittadini per avviare la costruzione di un percorso condiviso per far ripartire la città (tradotto: i movimenti chiedono maggiore considerazione), ma ha preferito non farsi vedere. Fermare la macelleria sociale, bloccare le minacce di sfratto per centinaia di famiglie, come quelle di sgombero per molte associazioni e spazi sociali, aprire a reali meccanismi di partecipazione attiva dei cittadini: sono questi gli obiettivi minimi richiesti dai movimenti romani alla giunta di Virginia Raggi.

14517391_1750830725181035_6890795767893934244_nI movimenti promettono di tornare in piazza in Campidoglio a gennaio. Per quel momento, sono due le vertenze principali che la giunta capitolina dovrà affrontare: la prima è legata ai canili comunali, che vanno avanti in autogestione da oltre 5 mesi grazie a lavoratori che hanno visto una decurtazione del proprio stipendio del 50%, l’altra alla Roma Multiservizi Spa, dove molti dei 4200 dipendenti, dopo aver subito vessazioni e peggioramenti delle condizioni di lavoro, rischiano di perdere il posto di lavoro. Il sindacato USI ha chiesto – in Commissione Consiliare Ambiente di Roma Capitale, alla presenza dell’assessora Muraro e del capo segreteria della sindaca, Salvatore Romeo – l’internalizzazione della Roma Multiservizi SPA e soluzioni finalmente adeguate a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici. L’Assessora Muraro si è impegnata in tal senso, ma pare che sul punto ci sia già attrito con il neo assessore alle Partecipate, il veneto Colomban, uno che (tanto per dire) ha fama di “delocalizzatore” di imprese.

L’amministrazione, comunque, ha ribadito di voler lavorare alla reinternalizzazione di diversi settori produttivi, anche per “garantire consistenti risparmi di spesa da reinvestire nei servizi e negli investimenti”. I movimenti danno appuntamento al 21 ottobre, data dello Sciopero generale indetto per dire basta al massacro sociale e in difesa della Costituzione e dello stato sociale (nella giornata ci saranno due diverse manifestazioni: una al Miur, l’altra al ministero dell’Economia e Finanze), e al 22 ottobre, giornata del No Renzi Day, contro gli autori della “Controriforma costituzionale”. Sebastiano Palamara

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