«

»

Stampa Articolo

Amir Issaa: il rap, la cultura e la periferia

Amir Issaa_7185_ph.Giulio di Mauro_WEBIl progetto “TorpignaLab”, durato per tutto il mese di febbraio, si è concluso nella suggestiva cornice multiculturale del quartiere romano, con la partecipazione e il racconto della periferia vista con gli occhi dell’artista romano per noi de “la Fiera dell’Est”.

La giornata conclusiva del TorpignaLab (progetto di rigenerazione culturale del quartiere di Torpignattara), svoltasi sabato 28 febbraio, ha avuto tra i suoi maggiori protagonisti il rapper e produttore discografico romano Amir Issaa,, che ha regalato a tutti i partecipanti un contest freestyle in Largo Raffaele Pettazzoni. Tra le varie rime lanciate a raffica sulle basi hip hop, l’artista noto al grande pubblico per le sue varie collaborazioni nel panorama musicale della capitale, e in particolare quella per la colonna sonora del film “Scialla!”(2011), ha voluto sottolineare l’importanza che ha la cultura per le periferie romane e come il rap è in grado di essere un ottimo strumento adatto alla sua diffusione.

Cosa significa per te questa giornata?

Oggi è un giorno particolarmente simbolico, visto che in questo stesso momento si sta svolgendo anche la manifestazione per Matteo Salvini a Piazza del Popolo. E io sono contento di trovarmi qui in questo quartiere, insieme a questi ragazzi, per cercare di dare una risposta positiva e incanalare ancora una volta le mie energie nell’arte e nella cultura, per poter lasciare qualcosa di buono ai più giovani.

E il rap oggi quanto è importante?

“Siamo in un periodo storico in cui il rap ha avuto la sua grande esplosione ed è praticamente ascoltato da tutti, e per questo ha una grande forza. Io sono cresciuto in questo quartiere con tutte le sue difficoltà e so quant’è importante fare progetti come questo del TorpignaLab, durato un mese intero e caratterizzato da tante iniziative, dalla musica al cinema, dalla fotografia alla street art, fino ai vari workshops e contest. Soprattutto se consideriamo le volte in cui Torpignattara viene nominata dai media soltanto quando accadono cose brutte”.

Parli dei fatti di cronaca che hanno coinvolto in passato i vari gruppi etnici?

“Naturalmente. Ho letto un sacco di stupidaggini che paragonavano Torpignattara al Bronx newyorkese o alle banlieue parigine. Ma in realtà questo quartiere ha ancora tanto da dare, e gli unici disagi sono causati dalla scarsa attenzione da parte delle istituzioni nei confronti delle periferie e che nel corso del tempo hanno messo anche a dura prova la convivenza fra i romani e i vari gruppi etnici, fino a fomentare questa insensata paura per il diverso”.

Si può ripartire grazie ad iniziative come quella di oggi?

Certo che sì. Io ho un’idea molto semplice: bisogna andare oltre il pregiudizio, e solo i giovani possono fare questo salto in più. Già posso dirmi fiducioso perché oggi in questo parco vedo tanti bambini giocare tra di loro senza fare distinzioni di pelle, cosa che per esempio non succedeva quando ero piccolo io.

E poi c’è il rap…

Per i ragazzi è, innanzitutto, un mezzo attraverso il quale sfogarsi, raccontare di qualsiasi cosa (come facevano i The Fat Boys che rappavano su ciò che mangiavano!), o semplicemente di sè e dei propri problemi come facevo io, che prendevo la mia rabbia e la trasformavo in qualcosa di positivo e terapeutico attraverso un foglio di carta, senza fare del male a nessuno. E mi ritengo fortunato di aver trovato un’alternativa come questa piuttosto che una meno costruttiva, come molti miei conoscenti e amici che finivano allo stadio a organizzare gli scontri in curva.

Le nuove generazioni riescono comprendere l’importanza della cultura attraverso il rap, o corrono il rischio di fermarsi a quello mainstream senza imparare nulla?

I ragazzi di oggi sono molto più svegli di quanto pensiamo e io stesso me ne sono reso conto andando per le varie scuole a fare workshop e a parlare di rap e cultura: sono aggiornati e sfruttano al massimo i mezzi che hanno oggi a disposizione (a differenza di noi che avevamo i vinili o le musicassette) per partire dalla canzone sparata in radio a ripetizione perché fa maggiori ascolti, fino a risalire alle radici e scoprire tutto il mondo che c’è dietro la musica che sta ascoltando. L’unico pericolo è che i ragazzi non siano abbastanza curiosi, ma il nostro impegno consiste anche in questo. Jacopo Ventura

Permalink link a questo articolo: http://www.fieradellest.it/amir-issaa-il-rap-la-cultura-e-la-periferia/

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi usare i seguenti tag ed attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.