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Ambulanti e ‘mercatari’ in mobilitazione contro la Bolkestein

14492357_1350542748296846_4747164727818306441_nErano in migliaia, lo scorso 29 novembre, tra i lavoratori dei mercati rionali e ambulanti, a manifestare in Piazza della Repubblica a Roma e nelle principali città italiane contro la direttiva europea ‘Bolkestein’, che impone ai Comuni la messa a bando delle concessioni di vendita su suolo pubblico entro maggio.

Parliamo di un mondo, quello dell’ambulantato, che ogni mattina si sveglia con la concreta prospettiva di dover cessare l’attività nel giro di pochi anni, a causa di questa famigerata direttiva (recepita con decreto 59 del 2010). Si tratta delle centinaia di migliaia di persone che, in tutta Italia, lavorano nei mercati giornalieri, settimanali, nelle fiere. All’inizio di novembre l’Assemblea capitolina aveva approvato un documento che impegnava la sindaca Raggi ad “attivarsi presso il governo” per ottenere una proroga delle concessioni fino al 2020, come richiesto da Associazione Imprese oggi e dalle altre sigle di categoria.

Il problema è di proporzioni notevoli – nella Regione Lazio sono 20mila le attività interessate dalla direttiva, di cui 12mila a Roma – e crea un serio stato di disagio a decine di migliaia di famiglie. Abbiamo parlato con Marrigo Rosato, segretario dell’ Associazione Imprese oggi, che ci ha raccontato gli ultimi mesi di mobilitazioni: “Bisogna sottolineare la presa di coscienza nazionale del problema, fino a pochi mesi fa sottovalutato e malgestito dalla politica, dalle istituzioni, con la complicità delle associazioni di categoria, Confcommercio e Confesercenti. Lo stato è arrivato così a produrre una serie di atti contro un’intera categoria, parliamo di 196mila attività complessive, che vedono impiegato circa un milione di persone. Il giro d’affari annuo è enorme: 125 miliardi di euro.  La forte preoccupazione però ha portato alla nascita di un movimento degli operatori ambulanti: ora sono 13 le associazioni presenti su tutto il territorio nazionale, soprattutto in Campania, Lazio, Puglia Liguria, Piemonte, Toscana”.

14705836_1371479992869788_628796125638703207_nLa nascita di questo coordinamento nazionale ha prodotto varie manifestazioni: la cosiddetta “marcia dei silenziosi”, svoltasi a Fondi, la manifestazione del 28 settembre a Firenze, e quella del 29 novembre a Roma e nelle principali città italiane.Le mobilitazioni in corso ormai da mesi, inoltre, sembrano aver ottenuto alcuni risultati: come ci spiega Rosato “ci sono stati tutta una serie di atti assunti dai consigli comunali di Torino, Roma e Napoli, che hanno chiesto al governo di stralciare gli ambulanti e poi di sospendere gli effetti della Bolkestein fino al 2020”. Anche alcune regioni hanno emanato direttive in questo senso; il 2 dicembre il governo ha manifestato formalmente la volontà di sospendere gli effetti della direttiva fino al 2020. La manifestazione del 28 settembre – prosegue Rosato – ha prodotto una cosa importante: il 3 di novembre è stato istituito presso il Ministero delle Finanze un tavolo con tutte le assocciazioni di categoria, l’Anci , le regioni, il governo, con i rappresentanti del Ministero dello Sviluppo economico, che avrebbe dovuto affrontare le criticità applicative dei bandi. Ci sono alcuni aspetti che vanno approfonditi, e per i quali i comuni sono in forte preoccupazione”.

Nessuna città è infatti partita con i bandi; ed è diffusa da più parti una certa preoccupazione sulla fattibilità procedurale di alcune norme: diversi dirigenti hanno scritto all’ assessore di non poter mettere a bando tutte le aree perché inidonee dal punto di vista igienico-sanitario.

“Almeno il 70% dei mercati di Roma – stando alle normative – andrebbe trasferito”. Rosato, a nome della categoria, chiede anche che “sia riattivato il tavolo di confronto al Ministero, e soprattutto che il nuovo governo non sconfessi l’impegno preso da Renzi di sospendere l’ applicazione fino al 2020; gli ambulanti non dovrebbero essere inseriti nel campo d’applicazione della Bolkestein”.

Come ci spiega Rosato, per ragioni giuridiche gli ambulanti sono occupanti temporanei di suolo pubblico; nella stragrande maggioranza dei casi non hanno concessioni permanenti, ad eccezione dei mercati giornalieri; la maggior parte occupano il suolo loro assegnato per 5-6-7 ore al giorno, suolo che poi ‘rientra’ nella disponibilità dei comuni. Gli ambulanti non espropriano una risorsa, perché resta disponibile ai comuni. “Non sono concessionari che privano l’ente pubblico di una sua proprietà; i sindaci, infatti, nella loro autonomia,se ne hanno la volontà politica,possono istituire nuovi mercati. Invochiamo un provvedimento d’urgenza di sospensione dei bandi”.

Sebastiano Palamara

 

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