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Alessandrino: Carrefour Ciliegie chiuderà

lavoratori carrefourPericolo chiusura per il Carrefour di via delle Ciliegie dopo nove anni di attività: a rischio oltre 90 lavoratori. Municipio V: “Daremo un aiuto per sbloccare la situazione”.

Mobilità e tutti a casa. L’articolo 18 si rigira nella tomba per il destino lavorativo dei 92 impiegati Carrefour di via dei Ciliegi 100. Risale al 17 aprile infatti il documento che comunicava l’avvio delle procedure alla mobilità dei dipendenti occupati nel punto vendita fra i quartieri Quarticciolo e Alessandrino, attivo sul territorio da oltre nove anni. “Aumento del costo del lavoro”, “diminuzione clienti” e “presenza della concorrenza aggressiva” le motivazioni dell’azienda riportate nel testo firmato Fabio Gili, responsabile risorse umane Carrefour Italia. Una situazione destinata a concludersi il prossimo 30 giugno con la cessazione delle attività commerciali e la definitiva perdita del posto di lavoro per 38 collaboratori, 40 interinali, 5 addetti alla sicurezza, 2 donne delle pulizie e 9 lavoratori del notturno.

Le mosse del Comitato Spontaneo Lavoratori

Gli impiegati, riuniti nel Comitato Spontaneo Lavoratori, hanno presentato una lettera al Municipio V, che ne ha discusso i punti durante la seduta consiliare del 23 aprile. Le questioni contenute lettera, dove viene spiegata la loro delicata situazione lavorativa e sociale, hanno ottenuto la piena solidarietà da tutte le parti politiche che si sono proposte per un dialogo con  i sindacati. “Speranza per una soluzione” ha dichiarato nel coro generale Antonio Pietrosanti, Presidente del Consiglio del Municipio V, “sì a un tavolo di lavoro fra azienda e sindacati e istituzioni per risolvere la situazione” auspica Maura Lostia (PD). L’azienda francese – fra i leader nel settore della distribuzione alimentare – ottiene tuttavia ottimi incassi e un’alta utenza nel punto vendita in questione, “ fra i 22-24mila euro al giorno per oltre 6 milioni di euro all’anno: perché questa decisione con tali cifre? – dichiara Luca Arioli di Lista Civica per Alemanno  -  Carrefour è una grande azienda che  dovrebbe tener duro di fronte al periodo di crisi economica”. Il Municipio V appare unito sulla questione e ha votato la mozione all’unanimità per poi “mandare al Sindaco Marino e agli organi predisposti il documento della discussione in aula”afferma Cesare Marinucci, Assessore al Commercio che rincalza “la situazione dei licenziamenti collettivi deve essere arginata dai sindacati”.

Ciliegie piccola realtà di una tendenza nazionale

La questione del punto vendita Carrefour di via delle Ciliegie è il risultato di politiche aziendali che coinvolgono allo stesso modo diversi punti vendita su tutto il territorio nazionale. Il sit-in organizzato da Cgil, Cisl e Uil avvenuto lo scorso 9 maggio nella centrale piazza Farnese – sede dell’ambasciata francese – denunciava la fragile linea che accomuna la situazione di centinaia di lavoratori della grande distribuzione. Questi, schiacciati da una logica aziendale incline a un largo uso della flessibilità del lavoro a scapito delle garanzia contrattuali e sindacali di categoria, rischiano allo stesso modo il posto di lavoro. Infatti anche i dipendenti Auchan – altra grande catena di distribuzione francese – stanno subendo la stessa sorte dei colleghi di Carrefour. In questo caso oltre 1.426 i licenziamenti annunciati su tutto lo stivale, segno evidente di una decisione generale delle grandi aziende di abbandonare il Paese o di rimanerci a spese dei lavoratori anziché proporre piani alternativi di investimento. La tendenza delle aziende in questione è un chiaro tentativo di ridurre il costo del lavoro attraverso l’uso spropositato della forza del Jobs Act che aiuta in questo senso le imprese a licenziare. Barbagallo, segretario Uil, auspica a “una discussione di solidarietà verso i lavoratori e non di mobilità” da parte del Governo. Ma la politica evidentemente si trova a fronteggiare una situazione lavoro che, aggravata dall’ abolizione dell’articolo 18, si è sempre permessa di attenuare con gli sgravi fiscali concessi alle grandi multinazionali che investivano in Italia a patto di ottenere popolazione occupata. E dal momento che tali mosse non sono più convenienti alle aziende in questione – che decidono comunque di licenziare attuando leggi varate dalla stessa politica delle concessioni – l’inettitudine della classe dirigente nello stabilire soluzioni concrete appare evidente. Luca Covino

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