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Affetta da HIV: “Non ho mai ricevuto risarcimento”

Teresa CentofantiLa storia di Teresa Centofanti, scrittrice impegnata nell’assistenza sociale, coinvolta in un tragico incidente che l’ha portata alla sieropositività. La Comunità Maya, responsabile, non l’ha mai risarcita, il Presidente è finito in manette: “Sono stata abbandonata, ma continuo a lottare”.

Un sorriso quando parla del suo passato da volontaria, una lacrima quando pensa al suo presente, costretta in un ospedale. È la vita di Teresa Centofanti, sessantatreenne scrittrice, amica del poeta e scrittore Dario Bellezza,nonchè conoscente di Pierpaolo Pasolini. Ricoverata all’Ospedale Spallanzani, si è ritrovata vittima di una storia che intreccia la propria trama con il Municipio VI. Racconta la Centofanti: “Nel ’95, nonostante lavorassi e vivessi in una stanza a Cecchina, avevo l’aspirazione per la vita da ricercatrice e operatrice impegnata nel sociale. Venni a conoscenza di un’associazione chiamata R.E. Maya, con sede legale a San Lorenzo (via dei Sabelli, ndr) e postazione pronto soccorso a Cecchina. Per due anni ho accompagnato tossicodipendenti alle Asl, ho somministrato le medicine in comunità, sono diventata vicedirettrice dell’associazione, che tutelava pure l’adolescenza dei bambini. Due anni dopo, lavorando nel pronto soccorso di Cecchina rimasi vittima di un incidente. Una ragazza era chiusa in bagno da diverso tempo. Mi insospettii e mi recai da lei. La trovai in un lago di sangue, si tagliò le vene davanti a me, qualche goccia di sangue schizzò nel mio occhio. Mi accorsi di essermi presa l’HIV solo un anno dopo, durante un controllo a Villa Maraini”. Impossibile chiedere risarcimento all’amministrazione, la “setta” non era riconosciuta dalle istituzioni. La collaborazione di Teresa con R.E. Maya continuò fino al 2001. Poi le precarie condizioni fisiche causate dalla malattia hanno spinto la donna a chiedere risarcimento al Presidente della “Comunità Maya”, Danilo Speranza.

Gli eventi furono tuttavia  sconvolti dall’arresto dello stesso Speranza da parte dell’VIII Gruppo della Polizia municipale, diretto dal Comandante Di Maggio. L’inchiesta partì a seguito delle denunce di alcune giovani di Tor Bella Monaca, che accusarono Speranza di abusi sessuali su minori e su madri di famiglia. Le ragazze venivano accolte in comunità nel tentativo di farle uscire dalla tossicodipendenza. Il 16 marzo 2000 scattarono le manette, con le accuse di truffa e violenza sessuale su minori dai 10 ai 12 anni. L’uomo, dopo un breve periodo di domiciliari, tornò alle vecchie cattive abitudini con una nuova associazione dal nome “Scienza per l’Amore”. Una nuova imputazione di truffa aggravata lo ha rispedito a Re bibbia dov’è tuttora carcerato. Ma Teresa va controcorrente, dichiarando: “Non credo alle testimoni che hanno inchiodato quell’uomo. La ritenevo una persona onesta. Mi ha promesso verbalmente un risarcimento, io credo che lo avrebbe fatto se non fosse stato condannato!”. Ora la Centofanti convive con un quadro clinico preoccupante, sostenuta solo da una pensione di inabilità INPS con indennità di accompagnamento: ultime criticità broncopolmonite, osteoporosi e insufficienza respiratoria. “Questo è un paese che ti lascia sola, ti allontana dalla verità”. La sua storia pone luce sulle associazioni non riconosciute o assicurate, che si nascondono dietro il velo del volontariato.

Manuel Manchi

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