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Addio Fidel Castro, gigante del 900

Fidel_Castro_2Alla fine se n’è andato anche Fidel. Aveva 90 anni, quando nella notte tra il 25 e il 26 novembre si è spento nel suo palazzo del quartiere Miramar, appena fuori L’Avana.

Sapeva di essere alla fine, e pochi mesi fa l’aveva anche preannunciato, nell’ultima apparizione davanti al Congresso del PC cubano: “Anche il mio turno sta per arrivare, ma le idee dei comunisti cubani rimarranno, come prova che su questo pianeta, se lavori molto e con dignità, puoi produrre i beni materiali e culturali di cui gli esseri umani hanno bisogno”. Aveva 90 anni, ma pur fiaccato dagli anni, era rimasto lucido fino all’ultimo: nel marzo scorso, poco dopo la visita di Obama, continuava a mettere in guardia dall’”abbraccio mortale” degli americani, anche nella’nuova era’che sembrava profilarsi. In un editoriale dal titolo sarcastico “Fratello Obama”, Fidel evidenziava la reticenza insita nelle “parole smielate” del Presidente Usa, che aveva parlato di “vicinanza e amicizia tra cubani e americani”, tacendo i continui attacchi e le violente prove di forza messe in atto nell’ultimo mezzo secolo dagli americani contro Cuba: l’aereo di linea fatto esplodere in volo nel ‘76, i dirottamenti aerei, gli attacchi batteriologici e le migliaia di morti causati dagli attentati a navi, porti e alberghi; i tentativi di invasione di mercenari al soldo della CIA, così come le centinaia di attentati alla vita di Castro (più di 600 dal ’59 ad oggi, un repertorio che va dai dolci avvelenati ai sigari imbottiti di esplosivo).

A testimonianza della lucidità mantenuta fino all’ultimo, vale la pena ricordare che in occasione della recente visita di Renzi, Fidel gli ha negato la foto ricordo solitamente concessa a molti ospiti internazionali, foto che il Mr Bean di Rignano sull’Arno avrebbe voluto utilizzare al suo rientro in Italia per accreditarsi elettoralmente agli occhi di una serie di ‘confusi di sinistra’. Considerando –evidentemente- il personaggio per quello che è (opportunista, grossolano e caricaturale) – Fidel non c’è stato e si è sottratto.

fidel-castro (1)La resistenza contro Batista e la liberazione dell’isola. All’inizio degli anni ’50 Fidel e i suoi compagni diedero inizio alla resistenza contro il dittatore Batista, legato a Cosa Nostra e alla CIA, che poi però lo scaricò. Nel ‘53 l’allora studente Castro guidò il gruppo di rivoluzionari, 83 in tutto (tra cui l’italiano Gino Donè), che dopo essersi riunito in Messico, venne poi decimato nel drammatico sbarco dal Granma, in un grossolano tentativo di assalto alla caserma Moncada. L’attacco fallì, ma in seguito verrà sempre celebrato come l’atto d’inizio della rivoluzione cubana. I 15 superstiti trasformarono poi, in pochi anni, un tentativo di sommossa fallito in un’insurrezione vittoriosa contro la dittatura batistiana; nelle prime ore del gennaio’59,la colonna del ‘Che’ e di Cienfuegos conquistò Santa Clara, dopo aver percorso l’isola da parte a parte in una marcia di 600km, attraverso territori impervi, tra le imboscate dell’esercito e le bombe dell’aviazione, spianando così la strada all’imminente vittoria finale. Il 31 dicembre 1958, Batista scappò dall’isola con 100 milioni di dollari su un jet privato, destinazione Repubblica Domenicana.

che-guevara-ve-fidel-castro-1381224053344La resistenza all’imperialismo Usa. Iniziò allora un’esperienza di strenua resistenza all’imperialismo Usa, tanto più significativa quanto più si considera la sproporzione tra una piccola isola e la più grande potenza militare del mondo, distanti solo poche miglia di mare; il governo di Castro, appena insediato, attuò subito una serie di riforme agrarie; avviò gli espropri ai proprietari terrieri che per generazioni avevano lucrato sulle spalle dei poveri, redistribuì le terre e nazionalizzò le imprese,perlopiù statunitensi, che fino a quel momento avevano monopolizzato le risorse dell’isola. Gli Usa, per tutta risposta, intensificarono una serie di dure sanzioni,fino al ‘bloqueo’ totale a partire dalla crisi dei missili del 62-63. Per decenni gli Usa hanno poi fatto ricorso a un’ininterrotta strategia del terrore, che non ha disdegnato tentativi di invasione, e che ha protratto fino ad oggi lo strangolamento dell’isola, sanzionando chiunque tentasse di eludere quest’accerchiamento.E’ in questo quadro che si colloca l’alleanza che Castro strinse nel‘64 con l’URSS (val la pena ricordare che la rivoluzione cubana non nasce comunista, lo diventa in seguito),alleanza che non impedì a Cuba di mantenere una forte autonomia, ma che al suo scioglimento, con il crollo dell’impero sovietico, privò l’isola del suo principale partner, determinando, sul principio degli anni ’90, l’inizio di un periodo durissimo (‘periodo especial’). Le privazioni materiali patite dai cubani sono state e sono molte, ma non sono state imputabili alla ‘gratuita crudeltà del regime’ di Fidel, come invece si è cercato di far credere.Cuba, pur zoppicante e tra mille ristrettezze, ha superato anche quella devastante crisi.

cubaUna piccola isola, una grande rivoluzione. Lungo tutto l’arco della sua storia post-rivoluzionaria, Cuba ha dimostrato il diritto all’esistenza di una società non allineata e non sottomessa ai modelli dominanti, in tempi in cui un dilagante e pervasivo modello unico (questo sì, intimamente totalitario),vero responsabile delle condizioni ambientali e sociali in cui si trova la Terra, sta prendendo il sopravvento su tutto ciò che non è integrabile nella dittatura del profitto e delle merci.Cuba dopo la rivoluzione non è diventata il migliore dei mondi possibili ma, al netto delle pesantissime limitazioni in cui si è trovata a svilupparsi, le conquiste del ‘regime’ sono state straordinarie. Spesso la nostra arrogante mentalità eurocentrica si sofferma in sterili confronti con l’opulenza propria dei più ricchi paesi occidentali, non valutando adeguatamente le drammatiche condizioni dell’isola al momento della fuga di Batista. Queste condizioni sono state descritte in modo eloquente da diversi osservatori che hanno visitato l’isola prima della revoluciòn (ad esempio Inge Feltrinelli, che per altri versi non ha certo parole tenere verso Castro): si trattava non di un Paese, ma di una colonia di schiavi senza dignità né diritti, zeppa di bambini moribondi a ogni angolo di strada, un orrendo casinò a cielo aperto gestito da Lucky Luciano e dalla mafia, in cui schiere di disperati, segnati dalla miseria e dalla fame, si aggiravano come spettri per le vie dell’Avana. Addirittura la stampa americana dell’epoca non poteva tacere sulle brutalità del regime di Batista.

IMG_1626Le conquiste sociali. Come ha detto il grande Galeano, questa rivoluzione è stata “ciò che ha potuto essere, e non quello che avrebbe voluto essere”. Ma, nonostante il ‘bloqueo’ e i continui attacchi terroristici degli Usa,che hanno continuato ad occupare la base militare di Guantanamo (lager tristemente noto per essere un infernale luogo di tortura dove non esistono convenzioni né diritti), il castrismo ha continuato a garantire gratuitamente condizioni di vita dignitose per tutti. Basterebbe elencare pochi dati, per esempio sull’azzeramento dell’analfabetismo e sull’enorme numero di laureati, sulle migliaia di presìdi medici sparsi per il Paese, prima inesistenti o inaccessibili ai poveri, per mettere a tacere chi, a causa di un feroce odio di classe sistematicamente indirizzato contro i poveri, e contro il loro ruolo all’interno dei processi storici, vuole screditare l’esperienza cubana de-storicizzandola e svuotandola di significato. Invece questo significato sopravvive, sia pure in questi tempi, in cui le istanze dei poveri e degli sfruttati di sempre sono rappresentate in modo distorto e sempre più egoista, crudele e disumanizzato, quasi solo da personaggi squallidi (Trump, per dirne uno).Basta passare in rapida rassegna i volti delle classi dirigenti europee e statunitensi per rendersi conto che al loro confronto Fidel, comunque la si pensi, con la sua convinzione quasi mistica che gli stimoli morali più di quelli materiali siano capaci di cambiare il mondo,era un gigante assoluto. Mentre in Europa si smantellavano pezzo dopo pezzo le conquiste sociali più significative ottenute grazie alle lotte di un secolo, a Cuba si è continuato quantomeno ad assicurare la totale gratuità dell’istruzione, dall’asilo nido all’università, così come l’accesso a cure mediche di alta qualità,nonostante il cinico assedio degli Usa, volto a fiaccare la resistenza dell’isola con ogni mezzo, negando anche l’ingresso di medicinali e di attrezzature sanitarie, senza alcuno scrupolo umanitario. Nonostante questo, a Cuba non è morto più un solo bambino per denutrizione, né uno ha patito la fame o ha vissuto per strada mendicando una moneta, vestito di stracci o abbandonato a se stesso, mentre in alcune zone del vicino Messico liberista si oltrepassava il 70% di bambini denutriti; i dati relativi alla mortalità infantile e aspettativa di vita a Cuba sono da decenni tra i migliori al mondo, nettamente migliori rispetto a quelli degli Usa. Quegli stessi Usa responsabili di atrocità di ogni tipo in ogni parte del mondo. Nel ’54 uccisero il presidente del Guatemala, Arbenz; morirono 200mila guatemaltechi. Tra il‘63 e il ’75 uccisero 4 milioni di civili nel Sud-Est asiatico; nel’73 predisposero il golpe che depose Allende, dopo aver praticato per mesi una serie di boicottaggi simili a quelli messi in atto oggi nei confronti del Venezuela di Chavez e di Maduro. Insediarono, al posto di Allende, il generale Pinochet; almeno 5000 cileni furono assassinati. Nel ‘77diedero il loro sostegno al regime militare di El Salvador. Morirono 70mila salvadoregni, e 4 suore americane. Addestrarono i famigerati ‘Contras’nicaraguensi, responsabili di 20mila morti. A Panama, dopo aver appoggiato Noriega, decisero di rovesciarlo: 5mila morti. Nello stesso periodo in cui Cuba inviava medici in molti paesi del mondo e raggiungeva tassi di alfabetizzazione vicini al 100%, la maggior parte dei paesi centro e sudamericani, spesso con l’appoggio Usa, conoscevano dittature sanguinariee bande di paramilitari, ninos de rua in tutte le favelas del continente e decine di migliaia di desaparecidos. Fino al crollo dell’Urss, attraverso la cosiddetta ‘libreta’, lo stato forniva gratis ad ogni cittadino cubano generi alimentari e di prima necessità, sufficienti per vivere. Poi, le razioni sono diminuite sempre di più, fino a diventare sufficienti per una sola settimana al mese, tanto che oggi a Cuba per i nuovi ‘yuppies’ poter dire “Io la libreta non la vado neanche a prendere” è motivo di (rozza) autogratificazione e segno di ascensione sociale.

15219980_1180385722057376_8554230605640095087_n’Dissidenti’, libertà di stampa. Gay. I cosiddetti ‘dissidenti’, così amplificati dai media occidentali, nel 90% dei casi sono stati ‘smascherati’ come soggetti pagati dalla CIA e/o da oscure fondazioni, spesso legate all’estrema destra cubano-americana di Miami o a quella spagnola; la loro rappresentazione nelle vesti di martiri della libertà di pensiero è mistificante e falsificata, in quanto non poche volte si è trattato invece di stragisti protetti dal governo USA, come Posada Carriles e molti altri; spesso, come nel caso di Joani Sanchez, si tratta invece di mediocri profittatori che criticano il castrismo (pratica di per sé sacrosanta), ma stipendiati da interlocutori eticamente ben peggiori di Fidel. Resta celebre, a proposito dei ‘dissidenti’, uno sciopero da loro indetto perché “pagati poco” dai loro finanziatori. Che dissidenza! Roba che Giordano Bruno al confronto peccò di viltà. La cosiddetta libertà di stampa non è certo stata il fiore all’occhiello del castrismo, ma non un giornalista è stato assassinato, né un sindacalista. Non si può dire lo stesso di tutti gli altri paesi del continente, USA inclusi. Come ha detto di recente Fofi (che non perdona al castrismo l’episodio della ritrattazione imposta nel 71 a Padilla, uno dei più gravi errori di Castro), se pure c’è motivo di credere che con il ‘Che’ vivo anche la rivoluzione cubana avrebbe forse preso un’altra direzione, non si può disconoscere che la lotta portata avanti da Fidel, tra difficoltà e contraddizioni, ha avuto il merito di avviare il suo popolo a un destino diverso da quello comune a tutto il resto del continente, saccheggiato prima dal colonialismo, poi da una colonizzazione neoliberista non meno feroce e violenta.

15241879_10211397744641577_2911747392184792610_nOmofobia. Per quanto riguarda l’atteggiamento omofobo avuto in passato, Castro ha fatto molte volte una sincera e ormai trentennale autocritica. Sono state approvate già dalla fine degli ’80 leggi molto avanzate basate sul principio di non discriminazione sul posto di lavoro. Le unioni civili tra persone dello stesso sesso a Cuba sono possibili ormai dal’92, e dal 2004 lo stato permette di cambiare sesso, pagando tutti i costi dell’eventuale operazione chirurgica e dell’assistenza medica e psicologica necessaria. In termini legislativi, questi diritti sono stati garantiti decenni prima che in Italia. I Gay Pride si svolgono, festosi e irriverenti, ormai da anni a L’Avana, sfilando lungo il Malecòn e nelle strade della città vecchia; vedono spesso in prima fila Mariela Castro, figlia di Raul, impegnata da sempre nella difesa dei diritti della comunità LGBT: è a capo del Centro Nazionale di Educazione Sessuale. Fidel non ha mai negato gli errori fatti in passato, e anzi ha compiuto negli anni un’ampia e sincera revisione critica; alla fine, ci mancava poco che non si tingesse la barba color fucsia.

cuba (1)L’importanza di Cuba nella fine dell’apartheid. Come ha scritto Carotenuto, “lo stesso Mandela affermò molte volte, che senza la Rivoluzione Cubana, senza la volontà di Fidel, senza il sangue di migliaia di combattenti cubani (…) l’apartheid non sarebbe finita. L’apartheid non finisce perché finisce la guerra fredda o per un atto lungimirante dei buoni razzisti come in Occidente piace pensare, ma perché fu sconfitto militarmente a Cuito Cuanavale, nella più grande battaglia in territorio africano dalla fine della II guerra. I cubani vi svolgono, tra l’87 e l’88, un ruolo decisivo e lì si aprono le porte del carcere dove il ‘terrorista’ Mandela era sepolto da oltre un quarto di secolo.(…)i cubani in Angola rappresentarono il più alto esempio di internazionalismo dai tempi delle Brigate Internazionali in Spagna”. Carotenuto ha anche ricordato che il castrismo ha aperto alle donne spazi immensi all’interno della società cubana, paragonabili solo a quelli dei paesi scandinavi. Scusate se è poco. Nonostante tutto questo si è sempre continuato a descrivere Fidel, di certo non esente da errori, come un feroce ‘caudillo’ abbarbicato al potere, e l’isola come “il gulag dei Caraibi”. Il suo ruolo di padre nobile di tutti i movimenti di sinistra latino americani, invece, e in generale dei movimenti che lottano per l’emancipazione e la dignità dei popoli, continuerà ad essere riconosciuto e indiscusso.

00vignealut_cuba1Il futuro di Cuba. Il fratello Raul Castro, al potere dal 2008, ha avviato negli ultimi anni una serie di riforme economiche,aprendo qualche spiraglio all’iniziativa privata e agli investimenti stranieri. Questa via di riforme e di cambiamenti non si interromperà, anche se Raul, che ha compiuto 85 anni a giugno, ha già detto che nel 2018 lascerà la carica. Con ogni probabilità il suo successore sarà Miguel Diaz-Canel, attuale vicepresidente dell’Assemblea: la sfida sarà mantenere le conquiste sociali del passato e provare ad allentare alcune rigidità, anche se molte incognite sono legate alle iniziative che il nuovo presidente USA Trump porterà avanti nei confronti di Cuba, dopo le minacce lanciate durante le presidenziali. L’altra principale incognita è legata, per usare le parole di Raul, “alla capacità della futura classe dirigente cubana di mantenere, proseguire e migliorare il socialismo, senza distruggerlo, e non di portare il capitalismo a Cuba”.

Sebastiano Palamara

 

 

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