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Aboubakar Soumahoro: “Le guerre tra poveri le vincono i ricchi”

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Abbiamo intervistato Aboubakar Sahumaro il sindacalista italo-ivoriano dell’USB salito alla ribalta dei media nazionali per il suo impegno e le sue lotte per denunciare lo sfruttamento dei braccianti nel sud Italia.

É dal I giugno, data dell’insediamento del nuovo Governo, che assistiamo  ad una campagna di odio e accanimento sociale verso i migranti che, giorno dopo giorno, tenta di alzare il livello dello scontro, fomentando tensioni sociali, al grido di “Stop Invasione” e “Prima gli Italiani”.

Basterebbe dare un’ occhiata ai numeri reali per renderci conto che non esiste alcuna invasione. Gli sbarchi solo nel 2018 sono diminuiti di quasi l’80%  (fonte Ministero dell’Interno) con 14.441 arrivi, contro gli oltre 64.000 dell’anno precedente.

L’Italia è il diciottesimo paese in Europa per numero di rifugiati accolti sul territorio nazionale, 8 ogni mille abitanti (Malta, protagonista del braccio di ferro con Salvini nella vicenda della nave Aquarius, ne accoglie 28 ogni mille – Fonte: Eurostat). Anche le richieste d’asilo nel nostro paese sono diminuite sensibilmente di quasi il 50% nel primo trimestre del 2018 (Fonte: Eurostat) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Eppure lo sdoganamento del razzismo insito nelle politiche degli ultimi anni, ha innescato una spirale pericolosa che dalle grandi città alle zone rurali, dal centro alle periferie, dà una percezione distorta della realtà, disinnescando il vero conflitto sociale e veicolandone la rabbia verso chi non ha colpe, né tantomeno i mezzi per difendersi da una retorica violenta, oltre che falsa e strumentale.

33846051_10156596453078738_3065661747948945408_oAbbiamo deciso di parlarne con Aboubakar Sahumaho, 38 anni, ivoriano, naturalizzato italiano,  dirigente sindacale dell’Unione Sindacale di Base e collega di Soumayla Sacko, 29 anni, originario del Mali, anche lui sindacalista, ucciso a colpi di fucile il 2 giugno in Calabria, nella piana di San Ferdinando, in provincia di Vibo Valentia,  colpevole di difendere i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici  braccianti.

Cosa è cambiato realmente da un punto di vista di percezione della situazione attuale  dopo l’omicidio di Soumayla Sacko?”

 “C’è una maggior consapevolezza da parte di tutti, frutto del lavoro iniziato anni fa proprio con Soumayla, nelle varie assemblee organizzate con i lavoratori. A partire dalla condizione di persone sfruttate che hanno deciso di andare avanti con un percorso collettivo, attraverso l’organizzazione sindacale per rivendicare quei diritti sociali e sindacali che per anni sono stati e vengono tuttora negati”.

Salvini ha dichiarato che in Italia “la pacchia” è finita per i migranti…. ma qual è la realtà dello sfruttamento del caporalato?

“Salvini sa benissimo che non noi non abbiamo mai vissuto questo tipo di condizione, utilizza quel termine perché lui, il suo partito e chi ha governato negli ultimi anni in entrambi gli schieramenti hanno alimentato una politica di disumanizzazione delle persone che vede la figura del profugo, del migrante come una sottospecie umana, non meritevole di avere una dignità né di rivendicare i diritti fondamentali. Allo stesso tempo, quelle stesse persone vanno bene quando diventano forza lavoro da sfruttare, quando servono solo per fare profitto. Ecco perché abbiamo risposto che, in realtà, la pacchia è finita per il signor ministro, perché finalmente dovrà accorgersi che proprio laddove è stato eletto senatore, gli agrumi della piana vengono raccolti dai braccianti. Gli stessi che quando reclamano i loro diritti vengono tacciati di sottospecie umana, ma che lavorano ogni giorno ,sfruttati, insieme a tantissimi altri braccianti, anche italiani”.

Il Ministro dell’Interno ha anche imposto la chiusura dei porti negando alle navi delle ONG di attraccare sul territorio nazionale, affermando che i migranti non possono decidere loro, dove e quando, terminare la loro crociera…

“Le navi da crociera sono quelle che trasportano morte, quelle che trasportano le armi. Ma quelle navi, i governi, le conoscono molto bene. Dovremmo pretendere che i porti vengano chiusi a quelle imbarcazioni, che uccidono la speranza e distruggono le vite. Chi invece salva le persone, cosa che dovrebbe fare lo Stato, per loro, vorremmo, invece, che i porti dell’umanità  fossero sempre aperti”.

Adesso si parla del Governo Lega – 5 Stelle, ma da dove nasce questa situazione di tensione sociale, caratterizzata spesso da sentimenti xenofobi e nazionalisti, ha radici più profonde?

“Le politiche di sfruttamento e diseguaglianza sociale degli ultimi anni sono state portate avanti anche dai governi precedenti e ognuno di loro ha contribuito ad avviarci verso questa prospettiva: quella di creare nell’immaginario della società la figura di un soggetto diverso, disumanizzato, relegato ad una condizione di impoverimento costante e sistematico. Ci hanno abituato all’esistenza di questa condizione che, però, oggi, coinvolge sempre più gran parte della popolazione.

É per questo che noi dobbiamo ripartire parlando delle persone, degli esseri umani. Perché fino a quando continueremo a ragionare con gli stessi paradigmi che sono alla base di questa disumanizzazione, allora continueremo ad accettare la logica della guerra fratricida. E nella guerra tra poveri, si sa,  vincono sempre i ricchi”.

abouLa crisi economica, la disoccupazione e la precarietà hanno certamente contribuito ad innalzare il livello di tensione sociale, ma perché i governi negli anni non sono intervenuti con politiche a sostegno delle classi maggiormente colpite dall’impoverimento?

“Perché, non avendo né le risposte né tantomeno la volontà politica di superare quegli ostacoli che creano disuguaglianze sociali, si cerca di veicolare altrove l’attenzione ed addossare a qualcun altro le responsabilità delle politiche di austerity e lo si fa attraverso degli “obiettivi di distrazione di massa”. E a farne le spese sono sempre i più deboli, quelli che non sono tutelati, che non hanno e non possono reclamare diritti. Il punto però è che oggi, siamo sempre di più a ritrovarci in questa situazione, indipendentemente dal paese di provenienza. Dobbiamo riconoscere la nostra condizione, pretendere i diritti, unire le lotte sociali, rispetto ai temi del diritto alla casa, ai tanti giovani disoccupati, laureati con titoli e lavori dequalificati, tutto ciò in un contesto che mentre ci sfrutta e impoverisce, ci viene anche definito come “moderno”… ma di quale progresso stanno parlando? Anche i punti che sono alla base di questo contratto di governo, cosiddetto “del cambiamento”, non vanno ad intaccare in alcun modo queste diseguaglianze sociali”.

Lotta allo sfruttamento, diritti sociali, tutele sindacali, cittadinanza: sono tutte parole praticamente sparite dall’agenda politica di molti partiti.

Pensi che si possa considerare oramai definito lo scollamento tra le necessità reali della società e le politiche attuate dai governi che via via si sono succeduti?

 “Noi ieri siamo stati a Foggia insieme ai braccianti, ai riders e ai tanti precari, che hanno deciso di organizzarsi per organizzare la manifestazione del 23 (c.m.) e reclamare quei diritti sindacali e sociali che ogni giorno gli vengono negati. Questo è il mio mondo,  e di tutte quelle persone che non vogliono arrendersi alla logica dello sfruttamento e dell’accanimento sociale. Sono un sindacalista, il resto non mi interessa”.

Si fanno spesso appelli ad una ricomposizione sociale che parta dai territori, che sia in grado di fare proprie le istanze e i bisogni di chi oggi non ha voce. Questo vale anche per le periferie, costrette a convivere con i disagi economici , le tensioni sociali e spesso a sopravvivere all’abbandono delle istituzioni?

“Proprio le periferie sono dei preziosi laboratori politici e sociali. Per “loro” sono solo bacini elettorali, per noi sono luoghi di costruzioni e sperimentazioni di cittadinanza attiva. Dobbiamo creare un percorso di ricomposizione a partire dai beni comuni, perché la ricerca della risposta ai nostri bisogni inizia anche dal rivendicare l’accessibilità a diritti come la mobilità, le scuole, gli ospedali e i servizi.

 Non ne veniamo fuori con gli slogan, con i post su Facebook o attraverso la disumanizzazione. Ne usciremo solo quando capiremo che nessuna persona può esser considerata come una merce di scambio e questo vale per i migranti come per i disoccupati, i precari, gli studenti, le famiglie…”.

Qualche giorno dopo l’omicidio di Soumayla una delegazione Usb è stata ricevuta dal Presidente della Camera Roberto Fico che ha espresso condoglianze ufficiali e manifestato la sua solidarietà.  Avete avuto altri incontri con esponenti del Governo?

“Abbiamo inviato una richiesta formale per incontrare il Vicepremier e Ministro del Lavoro Luigi Di Maio,per discutere delle condizioni inumane di vita e di lavoro dei braccianti agricoli, ma non abbiamo ad oggi ancora ricevuto alcun riscontro. Aspettiamo fiduciosi, ma nel mentre continuiamo a fare quello che abbiamo sempre fatto per rivendicare i diritti e a lavorare per organizzare i prossimi appuntamenti in piazza. Proprio per questo, il 20 saremo a Roma, in Piazza Santi Apostoli e in moltissime altre città italiane ed europee per la Giornata Mondiale del Rifugiato”.

Perchè sarà importante esserci?

“Invitiamo tutte e tutti a partecipare,  perché è la prima volta che questa giornata si inserisce in un quadro transnazionale, rispetto al tema della regolarizzazione, dell’accoglienza, della cittadinanza e contro gli accordi bilaterali di deportazione delle persone. Sarà una grande piazza meticcia e una giornata di forti rivendicazioni sociali, che insieme ai rifugiati, unisce e rappresenta le lotte di tutti gli sfruttati di questo paese”. Giacomo Capriotti

Anche la Fiera dell’Est il 20 giugno parteciperà al presidio di Piazza Santi Apostoli, per esprimere la solidarietà della redazione e  per raccontarvi la giornata e i suoi protagonisti.

#PrimaLePersone #PrimaGliSfruttati

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