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08 ANNI DAL ‘SIDEREUS NUNCIUS’ DI GALILEO, ATTO DI NASCITA DELLA SCIENZA MODERNA

42-6362227412 marzo 1610 Galileo Galilei pubblica a Venezia il Sidereus Nuncius, un testo diventato uno dei pilastri della scienza moderna. Secondo il grande filosofo tedesco Ernst Cassirer, il Sidereus Nuncius determinò «la svolta in cui le epoche si divisero».

Nato a Pisa nel 1564, Galileo Galilei si iscrisse alla facoltà di medicina della sua città per volere del padre, intenzionato a fargli intraprendere una carriera ricca di guadagni; Galileo, però, abbandonò ben presto questa disciplina, spinto dal desiderio di approfondire lo studio della matematica. Sotto la guida del maestro Ostilio Ricci, che era stato discepolo del grande Nicola Tartaglia, iniziò a compiere diverse osservazioni scientifiche. N

el 1586 pubblicò ‘La bilancetta’, testo in cui illustrava la bilancia idrostatica che aveva progettato lui stesso seguendo le indicazioni di Archimede. Negli anni seguenti si dedicò anche all’approfondimento della sua cultura letteraria, e nel 1588 tenne all’Accademia fiorentina due lezioni diventate celebri: le Considerazioni sul Tasso e Circa la figura, sito e grandezza dell’Inferno di Dante.

Nel 1589 iniziò a insegnare matematica all’università di Pisa, mentre nel 1592 si trasferì nell’ateneo di Padova, dove trovò un ambiente intellettuale particolarmente spregiudicato e vivace. Nel 1609 Galileo, dopo aver saputo che alcuni “occhialai” olandesi avevano costruito un particolare occhiale con cui si potevano vedere gli oggetti lontani, tentò di costruire egli stesso un oggetto simile e, aiutato dai sapienti maestri vetrai di Murano, ci riuscì. Con quello strumento, il cannocchiale, realizzò le osservazioni astronomiche che poi – nel 1610 – rese note nel Sidereus Nuncius (le traduzioni più diffuse sono Messaggio dalle stelle e Messaggero Celeste).

sideriusL’importanza di quelle osservazioni fu enorme: il testo divenne in breve uno dei pilastri della nuova scienza, sollevando, al contempo, enorme scalpore e forti resistenze. Il cannocchiale di Galileo svelò che la Luna, fino ad allora ritenuta completamente liscia in quanto “composta di materia celeste incorruttibile”, era in realtà disseminata di montagne e crateri sulla sua superficie, mostrando un paesaggio non troppo differente da quello terrestre. Poi, con l’osservazione delle luci e delle ombre proiettate dalla Terra sulla Luna, Galileo riuscì a capire il movimento relativo fra i due corpi celesti; esaminando la Via Lattea, invece, scoprì che questa non era altro che un enorme ammasso di stelle e corpi celesti. Attraverso “la certezza data dagli occhi”, con i risultati delle sue osservazioni Galileo scardinò l’intera costruzione astronomica aristotelico-tolemaica, facendone crollare due capisaldi fondamentali: l’eterogeneità della sfera celeste e terrestre, e l’unicità del centro di tutti i movimenti cosmici. L’utilizzo del cannocchiale permise inoltre di far cadere diverse obiezioni fatte alla teoria eliocentrica Nicolò Copernico, come quella che la “natura terrestre” di un pianeta gli impedirebbe di muoversi, tesi smentita dal disvelamento della natura terrestre della Luna, che pure si muove. Nel trattato ebbe poi particolare rilievo anche la scoperta di quattro satelliti di Giove che Galileo, con atto di realismo politico, chiamò “pianeti medicei”, in modo da ingraziarsi il Granduca di Toscana. Anche questa scoperta fu un grande punto a favore della teoria di Copernico, in quanto mostrava che non tutti gli oggetti del sistema solare orbitavano attorno alla Terra. Inoltre, Galileo stabilì che Giove era un pianeta simile alla Terra, fra molti altri pianeti simili.

Nonostante lo scandalo sollevato dalla diffusione del Sidereus Nuncius, in un primo momento la solidità delle acquisizioni galileiane sembrò essere riconosciuta: le osservazioni del testo furono approvate, tra gli altri, da Keplero, nonché dai gesuiti del Collegio Romano.

I primi problemi con il Sant’Uffizio (la congregazione pontificia che si occupava delle eresie) però, arrivarono immancabili. Dopo essere stato assunto dal Granduca di Toscana Cosimo II come primario matematico e filosofo di corte, risolvendo definitivamente i suoi problemi economici, e potendosi dunque dedicare a tempo pieno all’attività scientifica, Galileo nel 1612 venne accusato di eresia da Nicolò Lorini, un frate domenicano, che lo denunciò al Sant’Uffizio per un passo del Discorso intorno alle cose che stanno in su l’acqua, pubblicato lo stesso anno. Ufficialmente, ad essere contestato era il contrasto tra la teoria eliocentrica e il passo della Bibbia in cui Giosuè posticipa il tramonto dicendo “Sole, fermati”, ma le vere ragioni di quell’opposizione vanno ricercate nel fatto che si era in piena Controriforma, e il copernicanesimo, di cui Galileo era illustre esponente, andava ad infrangere gli schemi tradizionali dell’insegnamento ecclesiastico. Galileo tentò di difendersi, cercando di affermare l’autonomia della ricerca scientifica rispetto all’autorità religiosa, ma nel 1616 il Sant’Uffizio, attraverso il cardinal Bellarmino (cui Galileo si era rivolto nella seconda e terza lettera copernicana) condannò le sue posizioni, proibendogli di continuare ad affermare la teoria eliocentrica, sia a voce che per iscritto. Nel 1633, dopo la pubblicazione del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo Galileo subì il secondo – e più celebre – processo, in cui fu condannato all’abiura della teoria copernicana come teoria certa.

Messo all’indice e riabilitato solo nel 1757, anno in cui la dottrina copernicana venne riconosciuta dalla Chiesa, il Sidereus Nuncius è uno dei capolavori di Galileo, non solo dal punto di vista scientifico ma anche da quello letterario, al punto da far affermare allo scrittore Italo Calvino che Galileo è «il più grande scrittore della letteratura italiana d’ogni secolo». Secondo lo storico della fisica Enrico Bellone, invece, «quel libro di poche pagine può essere considerato come uno dei libri più importanti che mai siano stati scritti». Il 12 marzo 1610, data della sua pubblicazione, può essere considerata a ragion veduta una delle date di nascita della scienza moderna. Sebastiano Palamara

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